1 lug 2010

01/7 Criticare significa legittimare la libertà


Il problema è il genere di critiche che la stampa nazionale propone: spesso stanno in una presa di posizione fine a se stessa, contro Silvio, ma anche sempre a favore di Silvio.
Guai a criticare tutto questo modo stereotipato di fare giornalismo, si è accusati di essere dei nemici della libertà, che è sempre intesa solo quella proposta da certi periodici.
Sono loro i depositari della democrazia?
Ho molti dubbi, perché la libertà è un bene di tutti, aperto a tutti: non è mai elitaria, per pochi.

01/7 Le critiche fanno bene a Silvio Berlusconi


Invece sapere che arrivino critiche a Silvio dovrebbe dare gioia: Lui è un imprenditore e l'imprenditoria ha bisogno di spazio e di libertà.
La libertà di opinione e di critica sono tutt'uno con quelle degli imprenditori, che sono uomini affrancati da vuoti servilismi: devono pure criticare e ricevere critiche, senza le quali non ci sarebbe sviluppo e progresso.

01/7 Giornalisti senza personalità


In branco seguono le mode del momento e non cercano visioni alternative.
E' un limite dei giornalisti?
E' un'imposizione del direttore, che segue gli obblighi dell'editore?
Forse è semplice pigrizia e poi andare contro corrente non conviene, perché omologarsi porta il vantaggio di dimostrarsi......servizievoli con chi conta.

01/7 I fedeli pagano per gli errori di pochi


Tutti gli altri perché devono pagare?
Le vecchine che fanno l'elemosina, i semplici fedeli o i preti onesti e leali perché devono essere umiliati, insultati dai fanatici anticattolici?
Perché non si applica lo stesso principio giuridico, usato per la Chiesa cattolica, con chiamate in correo, anche per tutte le altre categorie....oso suggerire pure quella dei giornalisti?

01/7 La critica è legittima e la censura non la ferma


Per fortuna questo non avviene e grazie a Dio non abbiamo la stampa …. governativa, ovvero controllata direttamente dal potere esecutivo.
Invece la libertà di stampa torna a galla non solo per Berlusconi, ma per tutte quelle forze politiche che vogliono controllare il potere politico con la diffusione dell'opinione pubblica: infatti da troppo tempo i periodici paiono tutti, o quasi, a poche voci, due o tre al massimo.

01/7 Editoriali, giornali e stampa democratica


Invece la linea giornalistica che esalta le lodi del capo, del premier e del partito non mi è mai parsa ammirevole: se Silvio vuole dei giornalisti asserviti e obbedienti non può che …..pagarli, altrimenti non gli rimane che imporre la sua volontà.
A quel punto non avremmo più una democrazia, ma solo una stupida dittatura con gli scemi del villaggio che cantano le lodi del sovrano, con un “direttore d'orchestra” che li bacchetta.

01/7 La stampa libera e la libertà di opinione


Si sa che la libertà di stampa comporta opinioni differenti e guai se non fosse così, invece la nostra stampa è troppo schierata, destra e sinistra sono senza sfumature e obbiettività: il lavoro del giornalista dovrebbe essere libero e pur ponendo linee editoriali, obblighi morali ed etici, con un po' di obbiettività e di coerenza, si dovrebbero avere tantissimi pareri differenti.

01/7 Banche italiane e rapine


Le rapine nelle banche Italiane: siamo i primi i Europa.
I rapinatori pagheranno un giorno per i loro crimini?
Per ora fanno sberleffi alla legge e alla giustizia, ma forse, con sentenze particolarmente dure nei confronti dei recidivi, avremo meno assalti alle banche: l'Italia non sarà più il Far West d'Europa.

01/7 lavoro e criminali ...disoccupati


Uno dei motivi sta nel fatto che nessuno assumerebbe un rapinatore di banche, mentre la seconda questione sta nel fatto che la punizione per il loro crimine non è sufficiente: costoro preferiscono rapinare e vivere nel lusso.
Non importa se metà della loro vita la trascorreranno dietro le sbarre: ciò che conta è non lavorare e non fare fatica come gli onesti, gli unici che continuano ad essere condannati ai “lavori forzati”, se vogliono campare.

01/7 La repressione del crimine contro le rapine in banca


Il fenomeno quindi dovrebbe essere combattuto con la repressione, ma qui avviene qualcosa di strano: ci sono gruppi di criminali che sanno di finire prima o poi in prigione, ma se ne infischiano.
Il perché non è chiaro.
Costoro fanno per “mestiere” il rapinatore e il rischio sta nella prigione: così entrano, escono dal carcere come nulla fosse e proseguono nella loro vita criminale.