Il
Paese ha bisogna di scelte intelligenti e non più di speculazioni
che arricchiscono pochi e lasciano delusioni in molti.
Quindi
la crisi potrebbe essere una grande occasione per rinnovare l’Italia,
renderla finalmente vivibile, o meglio riportarle a situazioni umane
differenti e non quella brutta caricatura dell’Europa, che è oggi.
Per
noi essere in Europa significa imitare ciò che avviene al Nord delle
Alpi, nel modo peggiore possibile, anzi come delle scimmie ritardate:
ci sono luoghi comuni, che in particolare vanno di moda tra i lettori
di La repubblica, tra i votanti del PD (con questo non voglio dire
che a destra siano migliori, anzi).
Le
frasi che si odono sono sempre quelle: bisogna restare in Europa, i
popoli civili, o non sono comportamenti da popoli civili, …
Sì,
siamo sempre dei provinciali che appunto desiderano scimmiottare gli
usi e i costumi del della grande città, con il loro complesso di
inferiorità, ma alla fine si rendono ridicoli.
La
domanda solita, che i bambini intelligenti e non i cretini, fanno è
la solita.
Perché?
Perché
certi usi europei sono segno di civiltà? Chi sono i popoli incivili?
Perché
le nostre tradizioni, la famiglia naturale, il nostro modo di vivere
e di pensare devono essere gettati via come vecchiume?
Perché
è giusto accettare tutte le mode culturali, le banalità e i luoghi
comuni, con il relativismo morale e religioso per sentirsi europei e
civile?
Dire
che ci sono popoli civili, gente civile significa affermare che ci
sono altri popoli e persone incivili.
Questo
non è razzismo?
Se
uno ride delle mode culturali e religiose sincretista di oggi è per
forza un reazionario, fascista, idiota e codino?
Se
uno si diverte, prendendo per il culo, tutte le banalità alla moda è
un nemico del popolo?
Queste
sono ovvie situazioni che ci riguardano, che ci rendono sempre più
fotocopie gli uni degli altri: essere contro corrente porta
all’emarginazione e io non soffro per questo, anzi, ne vado
orgoglioso.
Sono
anacronistico?
Sì,
sono avanti agli imbecilli di sempre mille e più anni.