15 ott 2012

Google . Winsor McCay è un genio tutto statunitense


Winsor McCay è uno statunitense vero, puro, uno che si è sporcato le mani con il lavoro e ha conquistato ottimi risultati con i suoi impegni e il suo genio.

Seppe creare i primi cartoni animati, o almeno fu uno dei primi: i suoi lavori erano ingenui, per un pubblico ingenuo, di gusto quasi infantile, per bambini di altri tempi, non di oggi.
Al primo ci sta l'impegno, il talento che viene riconosciuto, negli Usa... beati loro!

Proverbi - 25 - V. SECONDA RACCOLTA SALOMONICA

Cap. 25

V. SECONDA RACCOLTA SALOMONICA

 1  Anche questi sono proverbi di Salomone, 
trascritti dagli uomini di Ezechia, re di Giuda. 
 2  E' gloria di Dio nascondere le cose, 
è gloria dei re investigarle. 
 3  I cieli per la loro altezza, 
la terra per la sua profondità 
e il cuore dei re sono inesplorabili. 
 4  Togli le scorie dall'argento 
e l'orafo ne farà un bel vaso; 
 5  togli il malvagio dalla presenza del re 
e il suo trono si stabilirà sulla giustizia. 
 6  Non darti arie davanti al re 
e non metterti al posto dei grandi, 
 7  perché è meglio sentirsi dire: «Sali quassù» 
piuttosto che essere umiliato davanti a uno superiore. 
Quanto i tuoi occhi hanno visto 
 8  non metterlo subito fuori in un processo; 
altrimenti che farai alla fine, 
quando il tuo prossimo ti svergognerà? 
 9  Discuti la tua causa con il tuo vicino, 
ma non rivelare il segreto altrui; 
 10  altrimenti chi ti ascolta ti biasimerebbe 
e il tuo discredito sarebbe irreparabile. 
 11  Come frutti d'oro su vassoio d'argento 
così è una parola detta a suo tempo. 
 12  Come anello d'oro e collana d'oro fino 
è un saggio che ammonisce un orecchio attento. 
 13  Come fresco di neve al tempo della mietitura, 
è un messaggero verace per chi lo manda; 
egli rinfranca l'animo del suo signore. 
 14  Nuvole e vento, ma senza pioggia, 
tale è l'uomo che si vanta di regali che non fa. 
 15  Con la pazienza il giudice si lascia persuadere, 
una lingua dolce spezza le ossa. 
 16  Se hai trovato il miele, mangiane quanto ti basta, 
per non esserne nauseato e poi vomitarlo. 
 17  Metti di rado il piede in casa del tuo vicino, 
perché non si stanchi di te e ti prenda in odio. 
 18  Mazza, spada e freccia acuta 
è colui che depone il falso contro il suo prossimo. 
 19  Qual dente cariato e piede slogato 
tale è la fiducia dell'uomo 
sleale nel giorno della sventura, 
 20  è togliersi le vesti in un giorno rigido. 
Aceto su una piaga viva, 
tali sono i canti per un cuore afflitto. 
 21  Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, 
se ha sete, dagli acqua da bere; 
 22  perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo 
e il Signore ti ricompenserà. 
 23  La tramontana porta la pioggia, 
un parlare in segreto provoca lo sdegno sul volto. 
 24  Abitare su un angolo del tetto è meglio 
di una moglie litigiosa e una casa in comune. 
 25  Come acqua fresca per una gola riarsa 
è una buona notizia da un paese lontano. 
 26  fontana torbida e sorgente inquinata, 
tale è il giusto che vacilla di fronte all'empio. 
 27  Mangiare troppo miele non è bene, 
né lasciarsi prendere da parole adulatrici. 
 28  Una città smantellata o senza mura 
tale è l'uomo che non sa dominare la collera.

Luigi Lusi è un uomo libero .. di dire tutta la verità

Luigi Lusi è finalmente libero di dire tutto ciò che vuole e non è giusto che paghi solo lui: speriamo che abbia le prove di ciò che dirà e delle sue accuse.
Ora sarà lui che pagherà, solo lui e contro di lui in troppi potenti lanceranno ... i loro sassi.
In realtà non è credibile che fosse solo lui che si impossessasse di questo denaro, che facesse ciò che vuole dei soldi della Margherita, ma per la stampa e per l'opinione pubblica, che non vuole credere che il marcio sia così diffuso.

Legge di Stabilità ... è inutile difenderla

La legge di Stabilità è un sistema antiquato di far politica: si dà il dolcetto, lo zuccherino all'asino, con la riduzione dell'Irperf, ma è una legge fatta apposta per favorire l'evasione, infatti più nessuno si fiderà dello Stato, che prima promette e poi toglie, parlo delle riduzioni fiscali, che non erano un affare, ma almeno davano un po' di soddisfazione ai contribuenti con una riduzione del denaro speso e fatturato.
Lo Stato guadagnava perché l'evasione era posta sotto controllo, ma il Governo Monti  questo fatto lo sa bene e sta smontando quel poco che di buono avevano fatto i governi precedenti.
I soldi in più che entreranno verranno persi dall'evasione in aumento: chi si fiderà di uno Stato che bastona e non mantiene le promesse date, prima dà e poi toglie. 

Youtube Winsor Mccay .. l'animazione come gioco per adulti e bambini


Winsor  Mccay fu un disegnatore che oggi appare troppo semplice e privo di fantasia, il pubblico di allora invece era entusiasta di quelle immagini disegnate che si muovevano e davano vita a un mondo fantastico, solo immaginato.
Era l'inizio di una realtà nuova, era nata la fabbrica dei sogni.
Noi non siamo più così ingenui, ci entusiasmiamo raramente per delle immagini in movimento e sappiamo sempre che dietro c'è il trucco.
Comunque Winsor Mccay fu sicuramente un grande pioniere di ciò che poi sarebbe diventata un'arte parallela al cinema reale, i'arte dei cartoni animati.

Facebook login accedi a ... illegalità autorizzata

Facebook  ha al suo interno molte illegalità, da censurare, copyrithe non rispettate, istigazioni a delinquere e calunnie continue, idiozie terrificanti.
Il dramma sta tutto nel bassissimo livello culturale e l'intelligenza atrofizzata di troppi ragazzi, spesso già dei minchioni terribili, veri bambocci, detti bamboccioni, o scemi incapaci di agire, pieni di cibo e di alcool talvolta, se non peggio, con la mammina che li consola e papà orgogliosi, per le avventure del bimbo con le prostitute.
Un giovane su 4 non studia e non lavora, ma tutti chattano... su Facebook.

Amnistia carcere e indulto, ovvero le colpe di una politica troppo facile


Amnistia carcere e indulto, ovvero le colpe di una politica troppo facile e tranquilla, nel suo palazzo del potere, mentre fuori la gente trema dalla paura per i crimini quotidiani, i delinquenti prepotenti ed aggressivi.
Perché tutto questo?
I recenti scandali su giunte politiche del Nord e del Sud potrebbe spiegare il perché del crimine in Italia: parte della politica è compromessa con i malavitosi, chi li finanziano in cambio di favori, quindi della libertà di delinquere.

Schettino è sotto processo e tenta di salvare la sua immagine


Schettino è sotto processo e tenta di salvare la sua immagine, operazione difficile e improbabile, ma un diritto l’ha: quello di non essere sommerso da tutte le colpe e da tutte le responsabilità.
Lui ha commesso degli errori, ma l’organizzazione della nave, l’addestramento del personale non era solo in mano sua.
Il disordine e i morti, che si sarebbero potuto evitare, sono conseguenti ad errori strutturali, ovvero all’errore organizzativo precedente.
Molti marinai non capivano l’italiano, altri non sapevano cosa fare, mentre la direzione del tutto era in mano a Schettino, che qualcuno aveva messo lì.

Winsor McCay e l’arte di disegnare sulla pellicola,


Winsor McCay e l’arte di disegnare sulla pellicola, che allora corrispondeva con un grande e difficile lavoro, agli albori del cartoni animati: il lavoro era tanto e l’arte era complessa, precisa e delicata.
Bisognava dipingere fotogramma per fotogramma, della pellicola, quindi Winsor McCay era un artista vero, abile e preciso, uscito dall'arte complessa dei teatri, con i cartelloni teatrali, le scenografie da dipingere e decorare, oso dire con un gusto un po’ decadente, eccessivo e ridondante, quasi barocco, ma certamente ricco dell’imitazione degli stili di tutte le epoche e di ogni luogo del pianeta.

XXXII. PALINODIA AL MARCHESE GINO CAPPONI. d leopardi


XXXII.
PALINODIA AL MARCHESE GINO CAPPONI.

Il sempre sospirar nulla rileva. 
Petrarca 
       Errai, candido Gino; assai gran tempo,
E di gran lunga errai. Misera e vana
Stimai la vita, e sovra l’altre insulsa
La stagion ch’or si volge. Intolleranda
Parve, e fu, la mia lingua alla beata
Prole mortal, se dir si dee mortale
L’uomo, o si può. Fra maraviglia e sdegno,
Dall’Eden odorato in cui soggiorna,
Rise l’alta progenie, e me negletto
Disse, o mal venturoso, e di piaceri
O incapace o inesperto, il proprio fato
Creder comune, e del mio mal consorte
L’umana specie. Alfin per entro il fumo
De’ sígari onorato, al romorio
De’ crepitanti pasticcini, al grido
Militar, di gelati e di bevande
Ordinator, fra le percosse tazze
E i branditi cucchiai, viva rifulse
Agli occhi miei la giornaliera luce
Delle gazzette. Riconobbi e vidi
La pubblica letizia, e le dolcezze
Del destino mortal. Vidi l’eccelso
Stato e il valor delle terrene cose,
E tutto fiori il corso umano, e vidi
Come nulla quaggiù dispiace e dura.
Nè men conobbi ancor gli studi e l’opre
Stupende, e il senno, e le virtudi, e l’alto
Saver del secol mio. Nè vidi meno
Da Marrocco al Catai, dall’Orse al Nilo,
E da Boston a Goa, correr dell’alma
Felicità su l’orme a gara ansando
Regni, imperi e ducati; e già tenerla
O per le chiome fluttuanti, o certo
Per l’estremo del boa. Così vedendo,
E meditando sovra i larghi fogli
Profondamente, del mio grave, antico
Errore, e di me stesso, ebbi vergogna.
       Aureo secolo omai volgono, o Gino,
I fusi delle Parche. Ogni giornale,
Gener vario di lingue e di colonne,
Da tutti i lidi lo promette al mondo
Concordemente. Universale amore,
Ferrate vie, moltiplici commerci,
Vapor, tipi e choléra i più divisi
Popoli e climi stringeranno insieme:
Nè maraviglia fia se pino o quercia
Suderà latte e mele, o s’anco al suono
D’un walser danzerà. Tanto la possa
Infin qui de’ lambicchi e delle storte,
E le macchine al cielo emulatrici
Crebbero, e tanto cresceranno al tempo
Che seguirà; poichè di meglio in meglio
Senza fin vola e volerà mai sempre
Di Sem, di Cam e di Giapeto il seme.
       Ghiande non ciberà certo la terra
Però, se fame non la sforza: il duro
Ferro non deporrà. Ben molte volte
Argento ed or disprezzerà, contenta
A polizze di cambio. E già dal caro
Sangue de’ suoi non asterrà la mano
La generosa stirpe: anzi coverte
Fien di stragi l’Europa e l’altra riva
Dell’atlantico mar, fresca nutrice
Di pura civiltà, sempre che spinga
Contrarie in campo le fraterne schiere
Di pepe o di cannella o d’altro aroma
Fatal cagione, o di melate canne,
O cagion qual si sia ch’ad auro torni.
Valor vero e virtù, modestia e fede
E di giustizia amor, sempre in qualunque
Pubblico stato, alieni in tutto e lungi
Da’ comuni negozi, ovvero in tutto
Sfortunati saranno, afflitti e vinti;
Perchè diè lor natura, in ogni tempo
Starsene in fondo. Ardir protervo e frode,
Con mediocrità, regneran sempre,
A galleggiar sortiti. Imperio e forze,
Quanto più vogli o cumulate o sparse,
Abuserà chiunque avralle, e sotto
Qualunque nome. Questa legge in pria
Scrisser natura e il fato in adamante;
E co’ fulmini suoi Volta nè Davy
Lei non cancellerà, non Anglia tutta
Con le macchine sue, nè con un Gange
Di politici scritti il secol novo.
Sempre il buono in tristezza, il vile in festa
Sempre e il ribaldo: incontro all’alme eccelse
In arme tutti congiurati i mondi
Fieno in perpetuo: al vero onor seguaci
Calunnia, odio e livor: cibo de’ forti
Il debole, cultor de’ ricchi e servo
Il digiuno mendico, in ogni forma
Di comun reggimento, o presso o lungi
Sien l’eclittica o i poli, eternamente
Sarà, se al gener nostro il proprio albergo
E la face del dì non vengon meno.
       Queste lievi reliquie e questi segni
Delle passate età, forza è che impressi
Porti quella che sorge età dell’oro:
Perchè mille discordi e repugnanti
L’umana compagnia principii e parti
Ha per natura; e por quegli odii in pace
Non valser gl’intelletti e le possanze
Degli uomini giammai, dal dì che nacque
L’inclita schiatta, e non varrà, quantunque
Saggio sia nè possente, al secol nostro
Patto alcuno o giornal. Ma nelle cose
Più gravi, intera, e non veduta innanzi,
Fia la mortal felicità. Più molli
Di giorno in giorno diverran le vesti
O di lana o di seta. I rozzi panni
Lasciando a prova agricoltori e fabbri,
Chiuderanno in coton la scabra pelle,
E di castoro copriran le schiene.
Meglio fatti al bisogno, o più leggiadri
Certamente a veder, tappeti e coltri,
Seggiole, canapè, sgabelli e mense,
Letti, ed ogni altro arnese, adorneranno
Di lor menstrua beltà gli appartamenti;
E nove forme di paiuoli, e nove
Pentole ammirerà l’arsa cucina.
Da Parigi a Calais, di quivi a Londra,
Da Londra a Liverpool, rapido tanto
Sarà, quant’altri immaginar non osa,
Il cammino, anzi il volo: e sotto l’ampie
Vie del Tamigi fia dischiuso il varco,
Opra ardita, immortal, ch’esser dischiuso
Dovea, già son molt’anni. Illuminate
Meglio ch’or son, benchè sicure al pari,
Nottetempo saran le vie men trite
Delle città sovrane, e talor forse
Di suddita città le vie maggiori.
Tali dolcezze e sì beata sorte
Alla prole vegnente il ciel destina.
       Fortunati color che mentre io scrivo
Miagolanti in su le braccia accoglie
La levatrice! a cui veder s’aspetta
Quei sospirati dì, quando per lunghi
Studi fia noto, e imprenderà col latte
Dalla cara nutrice ogni fanciullo,
Quanto peso di sal, quanto di carni,
E quante moggia di farina inghiotta
Il patrio borgo in ciascun mese; e quanti
In ciascun anno partoriti e morti
Scriva il vecchio prior: quando, per opra
Di possente vapore, a milioni
Impresse in un secondo, il piano e il poggio,
E credo anco del mar gl’immensi tratti,
Come d’aeree gru stuol che repente
Alle late campagne il giorno involi,
Copriran le gazzette, anima e vita
Dell’universo, e di savere a questa
Ed alle età venture unica fonte!
       Quale un fanciullo, con assidua cura,
Di fogliolini e di fuscelli, in forma
O di tempio o di torre o di palazzo,
Un edificio innalza; e come prima
Fornito il mira, ad atterrarlo è volto,
Perchè gli stessi a lui fuscelli e fogli
Per novo lavorio son di mestieri;
Così natura ogni opra sua, quantunque
D’alto artificio a contemplar, non prima
Vede perfetta, ch’a disfarla imprende,
Le parti sciolte dispensando altrove.
E indarno a preservar se stesso ed altro
Dal gioco reo, la cui ragion gli è chiusa
Eternamente, il mortal seme accorre
Mille virtudi oprando in mille guise
Con dotta man: che, d’ogni sforzo in onta,
La natura crudel, fanciullo invitto,
Il suo capriccio adempie, e senza posa
Distruggendo e formando si trastulla.
Indi varia, infinita una famiglia
Di mali immedicabili e di pene
Preme il fragil mortale, a perir fatto
Irreparabilmente: indi una forza
Ostil, distruggitrice, e dentro il fere
E di fuor da ogni lato, assidua, intenta
Dal dì che nasce; e l’affatica e stanca,
Essa indefatigata; insin ch’ei giace
Alfin dall’empia madre oppresso e spento.
Queste, o spirto gentil, miserie estreme
Dello stato mortal; vecchiezza e morte,
Ch’han principio d’allor che il labbro infante
Preme il tenero sen che vita instilla;
Emendar, mi cred’io, non può la lieta
Nonadecima età più che potesse
La decima o la nona, e non potranno
Più di questa giammai l’età future.
Però, se nominar lice talvolta
Con proprio nome il ver, non altro in somma
Fuor che infelice, in qualsivoglia tempo,
E non pur ne’ civili ordini e modi,
Ma della vita in tutte l’altre parti,
Per essenza insanabile, e per legge
Universal, che terra e cielo abbraccia,
Ogni nato sarà. Ma novo e quasi
Divin consiglio ritrovàr gli eccelsi
Spirti del secol mio: che, non potendo
Felice in terra far persona alcuna,
L’uomo obbliando, a ricercar si diero
Una comun felicitade; e quella
Trovata agevolmente, essi di molti
Tristi e miseri tutti, un popol fanno
Lieto e felice: e tal portento, ancora
Da pamphlets, da riviste e da gazzette
Non dichiarato, il civil gregge ammira.
       Oh menti, oh senno, oh sovrumano acume
Dell’età ch’or si volge! E che sicuro
Filosofar, che sapienza, o Gino,
In più sublimi ancora e più riposti
Subbietti insegna ai secoli futuri
Il mio secolo e tuo! Con che costanza
Quel che ieri schernì, prosteso adora
Oggi, e domani abbatterà, per girne
Raccozzando i rottami, e per riporlo
Tra il fumo degl’incensi il dì vegnente!
Quanto estimar si dee, che fede inspira
Del secol che si volge, anzi dell’anno,
Il concorde sentir! con quanta cura
Convienci a quel dell’anno, al qual difforme
Fia quel dell’altro appresso, il sentir nostro
Comparando, fuggir che mai d’un punto
Non sien diversi! E di che tratto innanzi,
Se al moderno si opponga il tempo antico,
Filosofando il saper nostro è scorso!
       Un già de’ tuoi, lodato Gino; un franco
Di poetar maestro, anzi di tutte
Scienze ed arti e facoltadi umane,
E menti che fur mai, sono e saranno,
Dottore, emendator, lascia, mi disse,
I propri affetti tuoi. Di lor non cura
Questa virile età, volta ai severi
Economici studi, e intenta il ciglio
Nelle pubbliche cose. Il proprio petto
Esplorar che ti val? Materia al canto
Non cercar dentro te. Canta i bisogni
Del secol nostro, e la matura speme.
Memorande sentenze! ond’io solenni
Le risa alzai quando sonava il nome
Della speranza al mio profano orecchio
Quasi comica voce, o come un suono
Di lingua che dal latte si scompagni.
Or torno addietro, ed al passato un corso
Contrario imprendo, per non dubbi esempi
Chiaro oggimai ch’al secol proprio vuolsi,
Non contraddir, non repugnar, se lode
Cerchi e fama appo lui, ma fedelmente
Adulando ubbidir: così per breve
Ed agiato cammin vassi alle stelle.
Ond’io, degli astri desioso, al canto
Del secolo i bisogni omai non penso
Materia far; che a quelli, ognor crescendo,
Provveggono i mercati e le officine
Già largamente; ma la speme io certo
Dirò, la speme, onde visibil pegno
Già concedon gli Dei; già, della nova
Felicità principio, ostenta il labbro
De’ giovani, e la guancia, enorme il pelo.
       O salve, o segno salutare, o prima
Luce della famosa età che sorge.
Mira dinanzi a te come s’allegra
La terra e il ciel, come sfavilla il guardo
Delle donzelle, e per conviti e feste
Qual de’ barbati eroi fama già vola.
Cresci, cresci alla patria, o maschia certo
Moderna prole. All’ombra de’ tuoi velli
Italia crescerà, crescerà tutta
Dalle foci del Tago all’Ellesponto
Europa, e il mondo poserà sicuro.
E tu comincia a salutar col riso
Gl’ispidi genitori, o prole infante,
Eletta agli aurei dì: nè ti spauri
L’innocuo nereggiar de’ cari aspetti.
Ridi, o tenera prole: a te serbato
È di cotanto favellare il frutto;
Veder gioia regnar, cittadi e ville,
Vecchiezza e gioventù del par contente,
E le barbe ondeggiar lunghe due spanne.