11 mag 2013

Milano . Ghanese uccide e ferisce a picconate i passanti e ne uccide uno, ne ferisce due

E' un cittadino del Gana, di circa 25 , 30, un extracomunitario uscito di testa, che questa mattina  ha aggredito 3 passanti e ne ha ucciso uno, ferendone due, in zona Niguarda 
Lui era in stato confusionale, ma il problema è un'altro.
Chi facciamo entrare in Italia?
La politica della sicurezza in Italia peggiora di giorno in giono, ma la stampa nazionale e i politici sono preoccupati solo della loro sicurezza personale e nulla più, per questo sono proti a limitare la già nostra misera libertà.




10 mag 2013

V. A UN VINCITORE NEL PALLONE. di Leopardi


V.
A UN VINCITORE
NEL PALLONE.

         Di gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s’alla veloce
Piena degli anni il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l’echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell’età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.
       Del barbarico sangue in Maratona
Non colorò la destra
Quei che gli atleti ignudi e il campo eleo,
Che stupido mirò l’ardua palestra,
Nè la palma beata e la corona
D’emula brama il punse. E nell’Alfeo
Forse le chiome polverose e i fianchi
Delle cavalle vincitrici asterse
Tal che le greche insegne e il greco acciaro
Guidò de’ Medi fuggitivi e stanchi
Nelle pallide torme; onde sonaro
Di sconsolato grido
L’alto sen dell’Eufrate e il servo lido.
       Vano dirai quel che disserra e scote
Della virtù nativa
Le riposte faville? e che del fioco
Spirto vital negli egri petti avviva
Il caduco fervor? Le meste rote
Da poi che Febo instiga, altro che gioco
Son l’opre de’ mortali? ed è men vano
Della menzogna il vero? A noi di lieti
Inganni e di felici ombre soccorse
Natura stessa: e là dove l’insano
Costume ai forti errori esca non porse,
Negli ozi oscuri e nudi
Mutò la gente i gloriosi studi.
       Tempo forse verrà ch’alle ruine
Delle italiche moli
Insultino gli armenti, e che l’aratro
Sentano i sette colli; e pochi Soli
Forse fien volti, e le città latine
Abiterà la cauta volpe, e l’atro
Bosco mormorerà fra le alte mura;
Se la funesta delle patrie cose
Obblivion dalle perverse menti
Non isgombrano i fati, e la matura
Clade non torce dalle abbiette genti
Il ciel fatto cortese
Dal rimembrar delle passate imprese.
       Alla patria infelice, o buon garzone,
Sopravviver ti doglia.
Chiaro per lei stato saresti allora
Che del serto fulgea, di ch’ella è spoglia,
Nostra colpa e fatal. Passò stagione;
Che nullo di tal madre oggi s’onora:
Ma per te stesso al polo ergi la mente.
Nostra vita a che val? solo a spregiarla:
Beata allor che ne’ perigli avvolta,
Se stessa obblia, nè delle putri e lente
Ore il danno misura e il flutto ascolta;
Beata allor che il piede
Spinto al varco leteo, più grata riede.
 

IV. NELLE NOZZE DELLA SORELLA PAOLINA. di Leopardi



IV.
NELLE NOZZE
DELLA SORELLA PAOLINA.

      Poi che del patrio nido
I silenzi lasciando, e le beate
Larve e l’antico error, celeste dono,
Ch’abbella agli occhi tuoi quest’ermo lido,
Te nella polve della vita e il suono
Tragge il destin; l’obbrobriosa etate
Che il duro cielo a noi prescrisse impara,
Sorella mia, che in gravi
E luttuosi tempi
L’infelice famiglia all’infelice
Italia accrescerai. Di forti esempi
Al tuo sangue provvedi. Aure soavi
L’empio fato interdice
All’umana virtude,
Nè pura in gracil petto alma si chiude.
       O miseri o codardi
Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso
Tra fortuna e valor dissidio pose
Il corrotto costume. Ahi troppo tardi,
E nella sera dell’umane cose,
Acquista oggi chi nasce il moto e il senso.
Al ciel ne caglia: a te nel petto sieda
Questa sovr’ogni cura,
Che di fortuna amici
Non crescano i tuoi figli, e non di vile
Timor gioco o di speme: onde felici
Sarete detti nell’età futura:
Poichè (nefando stile,
Di schiatta ignava e finta)
Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta.
       Donne, da voi non poco
La patria aspetta; e non in danno e scorno
Dell’umana progenie al dolce raggio
Delle pupille vostre il ferro e il foco
Domar fu dato. A senno vostro il saggio
E il forte adopra e pensa; e quanto il giorno
Col divo carro accerchia, a voi s’inchina.
Ragion di nostra etate
Io chieggo a voi. La santa
Fiamma di gioventù dunque si spegne
Per vostra mano? attenuata e franta
Da voi nostra natura? e le assonnate
Menti, e le voglie indegne,
E di nervi e di polpe
Scemo il valor natio, son vostre colpe?
       Ad atti egregi è sprone
Amor, chi ben l’estima, e d’alto affetto
Maestra è la beltà. D’amor digiuna
Siede l’alma di quello a cui nel petto
Non si rallegra il cor quando a tenzone
Scendono i venti, e quando nembi aduna
L’olimpo, e fiede le montagne il rombo
Della procella. O spose,
O verginette, a voi
Chi de’ perigli è schivo, e quei che indegno
È della patria e che sue brame e suoi
Volgari affetti in basso loco pose,
Odio mova e disdegno;
Se nel femmineo core
D’uomini ardea, non di fanciulle, amore.
       Madri d’imbelle prole
V’incresca esser nomate. I danni e il pianto
Della virtude a tollerar s’avvezzi
La stirpe vostra, e quel che pregia e cole
La vergognosa età, condanni e sprezzi;
Cresca alla patria, e gli alti gesti, e quanto
Agli avi suoi deggia la terra impari.
Qual de’ vetusti eroi
Tra le memorie e il grido
Crescean di Sparta i figli al greco nome;
Finchè la sposa giovanetta il fido
Brando cingeva al caro lato, e poi
Spandea le negre chiome
Sul corpo esangue e nudo
Quando e’ reddia nel conservato scudo.
       Virginia, a te la molle
Gota molcea con le celesti dita
Beltade onnipossente, e degli alteri
Disdegni tuoi si sconsolava il folle
Signor di Roma. Eri pur vaga, ed eri
Nella stagion ch’ai dolci sogni invita,
Quando il rozzo paterno acciar ti ruppe
Il bianchissimo petto,
E all’Erebo scendesti
Volonterosa. A me disfiori e scioglia
Vecchiezza i membri, o padre; a me s’appresti,
Dicea, la tomba, anzi che l’empio letto
Del tiranno m’accoglia.
E se pur vita e lena
Roma avrà dal mio sangue, e tu mi svena.
       O generosa, ancora
Che più bello a’ tuoi dì splendesse il sole
Ch’oggi non fa, pur consolata e paga
È quella tomba cui di pianto onora
L’alma terra nativa. Ecco alla vaga
Tua spoglia intorno la romulea prole
Di nova ira sfavilla. Ecco di polve
Lorda il tiranno i crini;
E libertade avvampa
Gli obbliviosi petti; e nella doma
Terra il marte latino arduo s’accampa
Dal buio polo ai torridi confini.
Così l’eterna Roma
In duri ozi sepolta
Femmineo fato avviva un’altra volta.

 

Bergamo criminale e il delinquente incallito a soli 17 anni

Il ragazzotto, nulla facente e sempre libero di agire,  è a capo di una banda di minorenni  che non studiano e non lavorano.
Lui spaccia impunemente e nessuno lo vuol fermare, fa il bullo, aggredisce e minaccia anche le ragazzine, ma tutti tacciono.
Lui dovrebbe finire in una comunità e invece è libero di agire, con l'indifferenza di chi dovrebbe agire, commettndo u omissione in atti d'ufficio.

Letta il democristiano puro sangue... senza pudore

Quando era caduta la Dc in molti si erano immaginato la loro fe per sempre, con quel odore di sagrestia e quelle mani viscide tipiche della loro razza: oggi però li ritroviamo a potere e ne abbiamo uno proprio come presidente del consiglio.
Lo squallore che si prova, quando si sente il loro odore è grande, Indro Montanelli li votò con il naso tappato, ma noi non lo abbiamo neppure votati, però lo ritroviamo a governare con quella tecnica da .... vaselina.

delitti, Delinquenza minorile a Bergamo è uno spacciatore che nessuno vuole catturare

E' uno spacciatore di 17 anni, in tanti lo sanno, ma nessuno vuol porre fine a questa situazione incredibile: lui l'ha confessato ai genitori, poi ha negato il fatto.
I genitori hanno detto tutto alla polizia, che non è intervenuta, ufficialmente per mancanza di prove.
.... quindi spaccia tranquillamente per Bergamo e nessuno lo ferma, come per altri piccoli spacciatori, che diffondono morte e criminalità in Bergamo, in Italia.
Tutta la colpa cade su questa classe politica squallida e i loro amici, burosauri, pennivendoli, sindacalisti e confederati vari.

Bergamo .. i delinquenti minorili non si fermano

La criminalità minorile non ha ritegno ed onnipotente, sono entrati in una casa di via Camozzi,  a Bergamo, passando attraverso due proprietà, con la complicità criminale di un noto tossicodipendente: da una registrazione risulta che hanno mangiato a spese della famiglia, dei genitori che erano al lavoro.
I balordi, tutti ragazzi dai 15 anni ai 18 anni, appartengono a quelle bande di farabutti che stazionano tutti i giorni e no fanno nulla, né studiano e né lavorano.
La polizia no fanulla e se ne frega, mentre tutti  tentavi d fermare gli atti criminali d costoro, pare che spaccino pure, sono stati vani.
C'è qualche politico che li protegge?
Tra delinquenti ci s trova sempre bene.

Ius soli è il diritto di chi nasce in un Paese ad avere la cittadinanza di quel Paese


Ius soli è il diritto di chi nasce in un Paese ad avere la cittadinanza di quel Paese, fatto che non esiste in Europa, tranne in Francia.
Questa scelta porrebbe in pericolo la nostra stabilità nazionale con l’inserimento di nuovi cittadini non assimilabili nel tessuto sociale e rimettendo in discussione il concetto di nazionalità: come si ottiene facilmente lo si può perdere.
A questo punto non rimane che cercare una politica intelligente, che questo governo non può avere.

Josefa Idem vuole di fatto una legge per i matrimoni gay


Josefa Idem vuole di fatto una legge per i matrimoni gay e apre così la polemica contro i contrari che sono molti in Italia: "i passi verso una legge per il riconoscimento delle unioni civili di gay e lesbiche".
Questi strani ministri, che fanno ciò che vogliono e decidono di questioni importanti infischiandosene della maggioranza degli italiani dovrebbero essere mandati a casa, prima degli altri.
Dopo le sparate di questa ministro e quella non rimane che sperare che il nuovo governo non ci faccia rimpiangere Monti: non c’è mai limite al peggio, a quanto pare.

Blog …. Beppe Grillo lotta contro i suoi deputati


Blog …. Beppe Grillo lotta contro i suoi deputati, che fanno la cresta alle iniziative economiche imposte dal M5S, ovvero uno stipendio ridotto, autotassato: ora la polemica è solita, Beppe Grillo è solo, è stato abbandonato dai suoi, Beppe Grillo è in caduta libera nei sondaggi, Beppe Grillo sta perdendo popolarità, Beppe grillo è un razzista, un fascista, un miliardario, un comunista….
Di notizie ne abbiamo parecchie e spesso ridicole, ma loro non rinunciano ai loro privilegi, giornalisti, burosauri e politicanti … per loro la crisi non esiste.