9 ago 2010

Il petrolio usciva per colpa della negligenza della Bp

 

La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.

La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.

Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.

Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.

L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.

Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.

Il Golfo del Messico e la Bp

 

La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.

La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.

Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.

Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.

L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.

Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.

Il petrolio nel Golfo del messico e la scemenza umana

 

La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.

La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.

Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.

Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.

L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.

Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.

Obama e Cameron, due esempi da non seguire per il bene del pianeta

 

La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.

La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.

Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.

Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.

L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.

Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.

La Bp non rispettava la sicurezza per le sue piattaforme petrolifere

 

La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.

La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.

Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.

Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.

L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.

Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.

8 ago 2010

Se Fini non sapeva, chi sapeva? Mistero!


Fini non sapeva nulla, proprio nulla: "Non ho assolutamente niente da nascondere né tanto meno da temere per la vicenda monegasca".
Se non sapeva nulla non sapeva: l'elegante presidente della Camera è certo che in tanti crederanno a lui.
Taglia pure la "testa al toro" con garbata decisione: "Chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica …....è meglio che si rassegni. La Magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità o violazioni di legge".
Gianfranco continua e si ripete: "Non sapevo nulla, dice ancora, del fatto che l'appartamento l'aveva in affitto Giancarlo Tulliani".
Giancarlo Tulliani per la cronaca è il fratello dell'attuale compagna di Fini e misteriosamente ha preso in affitto l'appartamento donato ad Alleanza Nazionale, poi venduto per 300mila euro, una miseria per Montecarlo, una delle città più costose al mondo.
Sì, i misteri e i dubbi restano: c'è il costo irrisorio di un immobile, venduto sotto prezzo di mercato a una società non ben identificata, ci sono i passaggi tra società e l'utilizzo in "famiglia", tra parenti.
Se Gianfranco dice che lui non sapeva nulla bisogna credergli: un signore così elegante non può certamente rovinarsi per un appartamento a Monaco.
3 milioni di euro in più o in meno sono nulla per lui, uomo al di sopra di certe bassezze da faccendiere: Fini non si abbasserebbe e poi non sa nulla, assolutamente.......nulla.

La magistratura farà giustizia per Fini?



Fini non sapeva nulla, proprio nulla: "Non ho assolutamente niente da nascondere né tanto meno da temere per la vicenda monegasca".
Se non sapeva nulla non sapeva: l'elegante presidente della Camera è certo che in tanti crederanno a lui.
Taglia pure la "testa al toro" con garbata decisione: "Chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica …....è meglio che si rassegni. La Magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità o violazioni di legge".
Gianfranco continua e si ripete: "Non sapevo nulla, dice ancora, del fatto che l'appartamento l'aveva in affitto Giancarlo Tulliani".
Giancarlo Tulliani per la cronaca è il fratello dell'attuale compagna di Fini e misteriosamente ha preso in affitto l'appartamento donato ad Alleanza Nazionale, poi venduto per 300mila euro, una miseria per Montecarlo, una delle città più costose al mondo.
Sì, i misteri e i dubbi restano: c'è il costo irrisorio di un immobile, venduto sotto prezzo di mercato a una società non ben identificata, ci sono i passaggi tra società e l'utilizzo in "famiglia", tra parenti.
Se Gianfranco dice che lui non sapeva nulla bisogna credergli: un signore così elegante non può certamente rovinarsi per un appartamento a Monaco.
3 milioni di euro in più o in meno sono nulla per lui, uomo al di sopra di certe bassezze da faccendiere: Fini non si abbasserebbe e poi non sa nulla, assolutamente.......nulla.

A monaco 300mila o 3 milioni di euro? Questo è il problema!



Fini non sapeva nulla, proprio nulla: "Non ho assolutamente niente da nascondere né tanto meno da temere per la vicenda monegasca".
Se non sapeva nulla non sapeva: l'elegante presidente della Camera è certo che in tanti crederanno a lui.
Taglia pure la "testa al toro" con garbata decisione: "Chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica …....è meglio che si rassegni. La Magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità o violazioni di legge".
Gianfranco continua e si ripete: "Non sapevo nulla, dice ancora, del fatto che l'appartamento l'aveva in affitto Giancarlo Tulliani".
Giancarlo Tulliani per la cronaca è il fratello dell'attuale compagna di Fini e misteriosamente ha preso in affitto l'appartamento donato ad Alleanza Nazionale, poi venduto per 300mila euro, una miseria per Montecarlo, una delle città più costose al mondo.
Sì, i misteri e i dubbi restano: c'è il costo irrisorio di un immobile, venduto sotto prezzo di mercato a una società non ben identificata, ci sono i passaggi tra società e l'utilizzo in "famiglia", tra parenti.
Se Gianfranco dice che lui non sapeva nulla bisogna credergli: un signore così elegante non può certamente rovinarsi per un appartamento a Monaco.
3 milioni di euro in più o in meno sono nulla per lui, uomo al di sopra di certe bassezze da faccendiere: Fini non si abbasserebbe e poi non sa nulla, assolutamente.......nulla.

La casa a Montecarlo? Chi la vista!


Fini non sapeva nulla, proprio nulla: "Non ho assolutamente niente da nascondere né tanto meno da temere per la vicenda monegasca".
Se non sapeva nulla non sapeva: l'elegante presidente della Camera è certo che in tanti crederanno a lui.
Taglia pure la "testa al toro" con garbata decisione: "Chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica …....è meglio che si rassegni. La Magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità o violazioni di legge".
Gianfranco continua e si ripete: "Non sapevo nulla, dice ancora, del fatto che l'appartamento l'aveva in affitto Giancarlo Tulliani".
Giancarlo Tulliani per la cronaca è il fratello dell'attuale compagna di Fini e misteriosamente ha preso in affitto l'appartamento donato ad Alleanza Nazionale, poi venduto per 300mila euro, una miseria per Montecarlo, una delle città più costose al mondo.
Sì, i misteri e i dubbi restano: c'è il costo irrisorio di un immobile, venduto sotto prezzo di mercato a una società non ben identificata, ci sono i passaggi tra società e l'utilizzo in "famiglia", tra parenti.
Se Gianfranco dice che lui non sapeva nulla bisogna credergli: un signore così elegante non può certamente rovinarsi per un appartamento a Monaco.
3 milioni di euro in più o in meno sono nulla per lui, uomo al di sopra di certe bassezze da faccendiere: Fini non si abbasserebbe e poi non sa nulla, assolutamente.......nulla.

Fini, non ne hai altre di casette simili a 300mila euro a Montecarlo?



Fini non sapeva nulla, proprio nulla: "Non ho assolutamente niente da nascondere né tanto meno da temere per la vicenda monegasca".
Se non sapeva nulla non sapeva: l'elegante presidente della Camera è certo che in tanti crederanno a lui.
Taglia pure la "testa al toro" con garbata decisione: "Chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica …....è meglio che si rassegni. La Magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità o violazioni di legge".
Gianfranco continua e si ripete: "Non sapevo nulla, dice ancora, del fatto che l'appartamento l'aveva in affitto Giancarlo Tulliani".
Giancarlo Tulliani per la cronaca è il fratello dell'attuale compagna di Fini e misteriosamente ha preso in affitto l'appartamento donato ad Alleanza Nazionale, poi venduto per 300mila euro, una miseria per Montecarlo, una delle città più costose al mondo.
Sì, i misteri e i dubbi restano: c'è il costo irrisorio di un immobile, venduto sotto prezzo di mercato a una società non ben identificata, ci sono i passaggi tra società e l'utilizzo in "famiglia", tra parenti.
Se Gianfranco dice che lui non sapeva nulla bisogna credergli: un signore così elegante non può certamente rovinarsi per un appartamento a Monaco.
3 milioni di euro in più o in meno sono nulla per lui, uomo al di sopra di certe bassezze da faccendiere: Fini non si abbasserebbe e poi non sa nulla, assolutamente.......nulla.