La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c’è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l’atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l’affitto e l’utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell’abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei parenti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i “non sapevo nulla” di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
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9 ago 2010
Fuoco incrociato contro Fini? No, solo opinioni libere
Principato di Monaco e la difesa dei compagni per Fini
La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c’è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l’atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l’affitto e l’utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell’abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei parenti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i “non sapevo nulla” di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
Giornali in difesa di Gianfranco
La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c’è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l’atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l’affitto e l’utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell’abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei parenti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i “non sapevo nulla” di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
Casa a Montecarlo. Fini come Scajola?
La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c’è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l’atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l’affitto e l’utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell’abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei peranti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i “non sapevo nulla” di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
Gianfranco e i suoi protettori
La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c’è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l’atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l’affitto e l’utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell’abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei peranti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i “non sapevo nulla” di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
Gianfranco Fini e la Repubblica
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c'è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l'atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l'affitto e l'utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell'abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei peranti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i "non sapevo nulla" di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
La Repubblica è con Fini
La Repubblica è il primo quotidiano che difende lui, Gianfranco Fini: parla di Falchi e di accuse ingiuste, crede alla sua sorpresa che sorprende, quando si chiede perché il cognatino abita quella casa a Montecarlo.
Si sa che uno non deve conoscere tutto ciò che fanno i parenti, poi c'è la questione, a sua difesa, che non sono i soldi dello Stato, ma del partito, come se una truffa a partiti o a associazioni non sia una faccenda grave.
In fine tira in ballo il notaio e l'atto di vendita regolare, ma chi lo discute il notaio, che fece il suo mestiere.
Invece si contestano i passaggi di proprietà che precedettero …l'affitto e l'utilizzo in famiglia della casetta, fatto in se stesso misterioso o … casuale: uno si prende in affitto la casa che meglio crede e dove crede, o così pare.
Invece La Repubblica sorvola, con abile tecnica giornalistica, il sottocosto da svendita da fine stagione dell'abitazione monegasca: i saldi si sa sono vantaggiosi per chi acquista.
Ultimo spunto della difesa sta nel fatto che allora,quando fu venduta la casa, Lui non era più segretario di An.
Fu fatto tutto a sua insaputa?
Però il dubbio rimane quando si pensa che ad essere, probabilmente, avvantaggiato fu il cognato.
Gianfranco non sapeva nulla?
Gli hanno fatto un bel bidone?
Fidatati dei peranti!
Qualcuno sapeva e taceva, altri hanno fatto la spia agli avversari e lo scandalo è scoppiato.
Attendiamo riscontri e certezze: per ora abbiamo solo i "non sapevo nulla" di Gianfranco e la difesa disinteressata di La Repubblica.
Non c'erano gli standard minimi di sicurezza sulla piattaforma della Bp
La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.
La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.
Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.
Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.
L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.
Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.
Il mondo ha bisogno di nuovi leader altro Obama e Cameron
La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.
La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.
Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.
Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.
L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.
Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.
La logica speculativa e il disastro nel Golfo del Messico
La Bp non rispettava le regole e non manteneva gli standard di sicurezza per la piattaforma Deepwater Horizon: il disastro nel Golfo del Messico si sarebbe potuto evitare, ma la logica della speculazione, del guadagno a tutti i costi ha provocato il più grande disastro ambientale della storia.
La prova che le colpe non sono da attribuire solo alla compagnia britannica sta nel fatto che nessuno, negli Usa aveva, preteso questi standard minimi di sicurezza, mentre il presidente Obama, nonostante i discorsi ambientalisti, non aveva osato contrastare le potenti compagnie petrolifere straniere.
Così il nostro presidente si fa un viaggio da "Mille e una notte" in Spagna, con tutta la famiglia, a spese dei contribuenti statunitensi, il premier Inglese Cameron racconta panzane in politica estera e strilla come parte offesa per difendere la sua Bp, compagnia nazionale.
Noi restiamo e attendiamo la rivoluzione verde, ambientalista di Obama, guardiamo divertiti gli ultimi strilli di un conservatore inglese che si crede a capo di un impero, ma è solo premier di uno Stato povero, più povero dell'Italia.
L'unica buona notizia sta nel tappo posto, finalmente sul pozzo nell'oceano Pacifico, così da arrestare, si spera, la fuoriuscita del grezzo.
Visto che i signori del mondo sono costoro non rimane che sperare in Dio, pregandolo di scamparci altre sciagure in futuro, per la scemenza umana, magari ben peggiori.