8 nov 2012

Lombardia . elezioni regionali .. inizia la corsa

La regione Lombardia inizia la corsa e la sinistra ha la strada aperta, ma un fatto è certo: si rischia di mettere al potere gente come quella di prima, ovvero corrotti, amici delle cosche mafiose e si spera che il voto di scambio non passi.
La logica che la sinistra possa prendere tutto preoccupa, perché questa sinistra è per metà un avanzo storico di un passato stalinista e un nuovo confuso, alla moda nel senso peggiore del significato.
La destra è confusa e impresentabile, mentre la lega ha cercato la sua nuova verginità, ma non è credibile, mentre il Movimento 5 Stelle è troppo giovane e nuovo per portare un cambiamento.

Beppe Grillo ha una sua ideologia?

Perché tanto odio da parte di un certo tipo di stampa contro Beppe Grillo?
Il fatto che ci sia qualcuno che desidera un po' di pulizia in questo sistema economico e politico, togliendo tutti i pesi morti, antichi, dannosi, anacronistici e ridicoli.
Non è tutto per lui o solo con lui: la fine delle caste di potere, che ci permetterebbe di far crescere l'Italia, ripulirla dalla corruzione e dai giornalisti a pagamento, fa paura a chi ha un posto e non lo merita, ha comprato ogni cosa e odia la competizione come il diavolo l'acqua santa.

News Bram Stoker ... Dracula fu una sua invenzione ... o quasi

Bram Stoker scrisse il Romanzo Dracula, che fu una sua invenzione, almeno nella versione che noi conosciamo: si ispirò a una leggenda della Transilvania.
Dracula così divenne il principe dei vampiri, il mostro della notte, l'ospite dei  nostri incubi, forse l'essere più tenebroso, orrendo che la fantasia umana abbia creato.
Lui è umano, come noi, ma è immortale e cerca il nostro sangue, essenza vitale, perché è il sangue umano che lo fa resistere in questa fase tra la morte e la vita.
E' un dannato che dovrebbe finire all'Inferno, ma rimanda la sua dannazione, allungando artificialmente una non vita o se preferite una non morte.

youtube . Inno di Mameli obbligatorio per legge, anche agli stonati


Ci sarà una giornata obbligatoria per l'inno di Mameli da cantare, sarà la giornata dell'unità d'Italia, quando tutti sventoleranno le bandierine e si dovrà provare sentimenti patriottici per Decreto.
Potevano fare una cosa seria, inserire un po' di storia in più, obbligatoria per i giornalisti, per esempio, ma purtroppo si vuole che tutti cantino l'inno della patria, ... si bella ma perduta.
Anche gli extracomunitari diventeranno italiano per obbligo legislativo.

XVII. CONSALVO. di Leopardi


XVII.
CONSALVO.

      Presso alla fin di sua dimora in terra,
Giacea Consalvo; disdegnoso un tempo
Del suo destino; or già non più, che a mezzo
Il quinto lustro, gli pendea sul capo
Il sospirato obblio. Qual da gran tempo,
Così giacea nel funeral suo giorno
Dai più diletti amici abbandonato:
Ch’amico in terra al lungo andar nessuno
Resta a colui che della terra è schivo.
Pur gli era al fianco, da pietà condotta
A consolare il suo deserto stato,
Quella che sola e sempre eragli a mente,
Per divina beltà famosa Elvira;
Conscia del suo poter, conscia che un guardo
Suo lieto, un detto d’alcun dolce asperso,
Ben mille volte ripetuto e mille
Nel costante pensier, sostegno e cibo
Esser solea dell’infelice amante:
Benchè nulla d’amor parola udita
Avess’ella da lui. Sempre in quell’alma
Era del gran desio stato più forte
Un sovrano timor. Così l’avea
Fatto schiavo e fanciullo il troppo amore.
       Ma ruppe alfin la morte il nodo antico
Alla sua lingua. Poichè certi i segni
Sentendo di quel dì che l’uom discioglie,
Lei, già mossa a partir, presa per mano,
E quella man bianchissima stringendo,
Disse: tu parti, e l’ora omai ti sforza:
Elvira, addio. Non ti vedrò, ch’io creda,
Un’altra volta. Or dunque addio. Ti rendo
Qual maggior grazia mai delle tue cure
Dar possa il labbro mio. Premio daratti
Chi può, se premio ai pii dal ciel si rende.
Impallidia la bella, e il petto anelo
Udendo le si fea: che sempre stringe
All’uomo il cor dogliosamente, ancora
Ch’estranio sia, chi si diparte e dice,
Addio per sempre. E contraddir voleva,
Dissimulando l’appressar del fato,
Al moribondo. Ma il suo dir prevenne
Quegli, e soggiunse: desiata, e molto,
Come sai, ripregata a me discende,
Non temuta, la morte; e lieto apparmi
Questo feral mio dì. Pesami, è vero,
Che te perdo per sempre. Oimè per sempre
Parto da te. Mi si divide il core
In questo dir. Più non vedrò quegli occhi,
Nè la tua voce udrò! Dimmi: ma pria
Di lasciarmi in eterno, Elvira, un bacio
Non vorrai tu donarmi? un bacio solo
In tutto il viver mio? Grazia ch’ei chiegga
Non si nega a chi muor. Nè già vantarmi
Potrò del dono, io semispento, a cui
Straniera man le labbra oggi fra poco
Eternamente chiuderà. Ciò detto
Con un sospiro, all’adorata destra
Le fredde labbra supplicando affisse.
       Stette sospesa e pensierosa in atto
La bellissima donna; e fiso il guardo,
Di mille vezzi sfavillante, in quello
Tenea dell’infelice, ove l’estrema
Lacrima rilucea. Nè dielle il core
Di sprezzar la dimanda, e il mesto addio
Rinacerbir col niego; anzi la vinse
Misericordia dei ben noti ardori.
E quel volto celeste, e quella bocca,
Già tanto desiata, e per molt’anni
Argomento di sogno e di sospiro,
Dolcemente appressando al volto afflitto
E scolorato dal mortale affanno,
Più baci e più, tutta benigna e in vista
D’alta pietà, su le convulse labbra
Del trepido, rapito amante impresse.
       Che divenisti allor? quali appariro
Vita, morte, sventura agli occhi tuoi,
Fuggitivo Consalvo? Egli la mano,
Ch’ancor tenea, della diletta Elvira
Postasi al cor, che gli ultimi battea
Palpiti della morte e dell’amore,
Oh, disse, Elvira, Elvira mia! ben sono
In su la terra ancor; ben quelle labbra
Fur le tue labbra, e la tua mano io stringo!
Ahi vision d’estinto, o sogno, o cosa
Incredibil mi par. Deh quanto, Elvira,
Quanto debbo alla morte! Ascoso innanzi
Non ti fu l’amor mio per alcun tempo;
Non a te, non altrui; che non si cela
Vero amore alla terra. Assai palese
Agli atti, al volto sbigottito, agli occhi,
Ti fu: ma non ai detti. Ancora e sempre
Muto sarebbe l’infinito affetto
Che governa il cor mio, se non l’avesse
Fatto ardito il morir. Morrò contento
Del mio destino omai, nè più mi dolgo
Ch’aprii le luci al dì. Non vissi indarno,
Poscia che quella bocca alla mia bocca
Premer fu dato. Anzi felice estimo
La sorte mia. Due cose belle ha il mondo:
Amore e morte. All’una il ciel mi guida
In sul fior dell’età; nell’altro, assai
Fortunato mi tengo. Ah, se una volta,
Solo una volta il lungo amor quieto
E pago avessi tu, fora la terra
Fatta quindi per sempre un paradiso
Ai cangiati occhi miei. Fin la vecchiezza,
L’abborrita vecchiezza, avrei sofferto
Con riposato cor: che a sostentarla
Bastato sempre il rimembrar sarebbe
D’un solo istante, e il dir: felice io fui
Sovra tutti i felici. Ahi, ma cotanto
Esser beato non consente il cielo
A natura terrena. Amar tant’oltre
Non è dato con gioia. E ben per patto
In poter del carnefice ai flagelli,
Alle ruote, alle faci ito volando
Sarei dalle tue braccia; e ben disceso
Nel paventato sempiterno scempio.
      O Elvira, Elvira, oh lui felice, oh sovra
Gl’immortali beato, a cui tu schiuda
Il sorriso d’amor! felice appresso
Chi per te sparga con la vita il sangue!
Lice, lice al mortal, non è già sogno
Come stimai gran tempo, ahi lice in terra
Provar felicità. Ciò seppi il giorno
Che fiso io ti mirai. Ben per mia morte
Questo m’accadde. E non però quel giorno
Con certo cor giammai, fra tante ambasce,
Quel fiero giorno biasimar sostenni.
       Or tu vivi beata, e il mondo abbella,
Elvira mia, col tuo sembiante. Alcuno
Non l’amerà quant’io l’amai. Non nasce
Un altrettale amor. Quanto, deh quanto
Dal misero Consalvo in sì gran tempo
Chiamata fosti, e lamentata, e pianta!
Come al nome d’Elvira, in cor gelando,
Impallidir; come tremar son uso
All’amaro calcar della tua soglia,
A quella voce angelica, all’aspetto
Di quella fronte, io ch’al morir non tremo!
Ma la lena e la vita or vengon meno
Agli accenti d’amor. Passato è il tempo,
Nè questo dì rimemorar m’è dato.
Elvira, addio. Con la vital favilla
La tua diletta immagine si parte
Dal mio cor finalmente. Addio. Se grave
Non ti fu quest’affetto, al mio feretro
Dimani all’annottar manda un sospiro.
       Tacque: nè molto andò, che a lui col suono
Mancò lo spirto; e innanzi sera il primo
Suo dì felice gli fuggia dal guardo.
 

Oggi Bram Stoker auguri a Dracula, o meglio al suo autore

Dracula fu la sua creatura e lui la seppe rendere affascinante e popolare, Bram Stoker era un irlandese e come tale conosceva il fascino delle leggende, in genere gioiose, della sua isola.Seppe creare, in questo romanzo popolare, un personaggio ... eterno, come il suo vampiro immaginario, che si ispira a leggende della Transilvania.
Il mostro per eccellenza è feroce, uccide succhiando il sangue, ma sottrae anche le anime delle sue vittime, rendendole delle creature dannate ancora in vita, che temono solo la fine del loro destino, che arriverà o con la fine dei tempi, o con la distruzione del loro corpo, colpito da un paletto nel cuore, o dal sole.

Bram Stoker . Dracula e il suo fascino

Bram Stoker ebbe la fortuna letteraria di scrivere un romanzo popolare, dell'orrore, gotico: Dracula, ovvero il vampiro che entrava nelle case e si nutriva del sangue delle sue vittime, rubando la loro anima.
Il male che entra nella mente e nei sogni è quello di Dracula, che affascina le fanciulle, che si innamorano del mostro immortale, cortese e aristocratica e intelligente. 
Il fascino dell'aristocrazia colta e intelligente fa parte dello stile di questo diavolo, che ha affascinato generazioni di lettori e di spettatori.

youtube . Beppe Grillo attacca il sistema degli appalti italiani


Beppe Grillo attacca il sistema degli appalti italiani e la Confindustria, una corporazione di industriali che contrasta con i sacri principi del liberalismo non ci sta: i nostri imprenditori, senza lo stretto e …… amichevole rapporto con i nostri politici non potrebbero vivere, resistere, sussistere.
La libera concorrenza nel settore degli appalti ci farebbe crescere in modo sicuro ed efficiente, poi una razionale valutazione dei lavori pubblici ci renderebbe efficienti e risparmieremmo miliardi di euro.
E’ il sistema Italia che non funziona: bisogna fare un salto avanti, culturale, ma per fare ciò non bisogna avere il terrore della concorrenza.

Bram Stoker è il padre "legittimo" di Dracula,


Bram Stoker è il padre legittimo di Dracula, o se preferite è il suo scopritore, colui che lo ha reso popolare al mondo.
Il diavolo della Transilvania, che non faceva dormire i bambini dei contadini oggi è il cattivo più famoso al mondo: a dire il vero lui, in vita, era un feroce combattente dei turchi, anche un eroe militare, vinse pure delle battaglie e alcune sorprendenti, ma i suoi modi feroci, aveva l’abitudine di impalare chi non gli garbava, lo reso odioso e la sua gente, le sue truppe lo uccisero, preferendo addirittura i turchi.
Ora la sua fama non è per i campi di battaglia, per la sua eroica resistenza al nemico straniero, per aver difeso la sua Patria, ma perché qualche contadino analfabeta raccontava delle storielle ai bambini sul Dracula il vampiro.
Un irlandese conobbe le storia del non morto e la trasformò in romanzo, da cui si ispirarono decine di registi.

carcere ..Amnistia e indulto sono scelte pessime


Amnistia e indulto  sono scelte pessime: si dovrebbero invece depenalizzare reati di nessun conto, i reati minori poi si devono differenziare tra quelli degli incensurati e i recidivi.
Invece di svuotare le carceri senza differenziare sulla persona singola, senza far differenza tra reati di sangue e violenti, reati contro i deboli, i bambini e gli anziani, da tutti gli altri, sarebbe giusto dare una possibilità in più verso chi ha fatto un percorso sano di recupero all’interno del carcere.
Quindi concedere riduzioni della pena a chi non ha commesso reati di sangue, stupro o truffe contro gli anziani, non è uno spacciatore, né un pappone, né un corrotto.
Svuotiamo le carceri in modo intelligente e non un colpo di spugna, che non serve a nessuno, tanto meno ai carcerati, che presto torneranno dietro le sbarre, se non indirizzati in modo corretto da una legge che premia chi si ravvede.