9 nov 2012

Beppe Grillo vuol fare tutto da solo e non si allea con nessuno



Beppe Grillo vuol fare tutto da solo e non si allea con nessun partito, perché dice che i partiti sono cosa vecchia, da superare, oltretutto molto costosi e dannosi.
Così ha deciso di non allearsi con Di Pietro che rischia di perdere il treno delle elezioni, restando a piedi nel 2013, ovvero potrebbe non raggiungere il quorum per entrare in parlamento.
Così la sinistra perde un pezzo della sua storia, ma ormai il quadro è chiaro, i gruppi di potere sono tre: la destra con Alfano, che si allea con la lega, ma sottovoce e con il centro.
A sinistra abbiamo il Pd con Sel, infine il terzo incomodo è formato da Grillo che potrebbe essere il primo partito nazionale, se si escludono le alleanze per amore e per forza.

Renzi e Bersani, lo scontro duro


Renzi e Bersani, lo scontro duro tra la gente della strada e la politica da palazzo: Renzi è il rinnovatore, Bersani replica e dice che è lui il rinnovatore, Renzi sostiene, che avrà solo 10 ministri per gestire la cosa pubblica.
In pratica i due litigiosi si stanno già dividendo le poltrone del futuro governo, che non hanno ancora formato, anzi le elezioni non si sono ancora fatte.
Invece queste liti rischiano di far salire al potere un Alfano, con Casini, Rutelli e Fini di corollario e la Lega come terzo incomodo che ogni tanto sostiene il governo, mentre è all'opposizione.

XIII. LA SERA DEL DÌ DI FESTA. di Leopardi


XIII.
LA SERA DEL DÌ DI FESTA.

      Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
 

Primarie Pdl Alfanoe il Cavaliere .. l'incertezza


Alfano cerca di riunire il suo partito, perché è solo suo ormai, attorno a lui: la lotta si fa dura, ma ormai è … certo di vincere le primarie e Silvio teme di perdere il controllo, non solo sul Paese, ma anche sul suo partito, creato da lui, per combattere i comunisti, o presunti tali.
Oggi è al governo con gli ex comunisti e litiga sempre con la magistratura, accusa le … toghe rosse, ma il Paese ha altro a cui pensare.
Che risolva da solo le sue rogne giudiziarie: ha ottimi avvocati e li paghi.
Noi italiani abbiamo enormi problemi pratici da risolvere, altro che questioni di egemonia politica.

XIV. ALLA LUNA. di Leopardi


XIV.
ALLA  LUNA.

      O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!  


Berlusconi e Alfano ... un tempo erano tanto, tanto amici

Silvio Berlusconi non teme nulla e cerca sempre di portare avanti una politica incentrata attorno a se stesso, ma i tempi cambiano e gli italiani sono stanchi delle sue liti con i giudici, che secondo lui lo odiano da morire.
Alfano è un politico abile e si sentiva già il nuo leader del Pdl, avrebbe forse ottenuto un'alleanza con il centro, probabilmente, una con la Lega, salvando le apparenze, ma i colonnelli del Pdl non lo vogliono e così Berlusconi si sente spiazzato e vede frantumarsi la sua creatura, ora la destra rischia di essere travolta e di lasciare la porta aperta alla sinistra, con Bersani presidente del consiglio.

XV. IL SOGNO. di Leopardi


XV.
IL  SOGNO.

      Era il mattino, e tra le chiuse imposte
Per lo balcone insinuava il sole
Nella mia cieca stanza il primo albore;
Quando in sul tempo che più leve il sonno
E più soave le pupille adombra,
Stettemi allato e riguardommi in viso
Il simulacro di colei che amore
Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.
Morta non mi parea, ma trista, e quale
Degl’infelici è la sembianza. Al capo
Appressommi la destra, e sospirando,
Vivi, mi disse, e ricordanza alcuna
Serbi di noi? Donde, risposi, e come
Vieni, o cara beltà? Quanto, deh quanto
Di te mi dolse e duol: nè mi credea
Che risaper tu lo dovessi; e questo
Facea più sconsolato il dolor mio.
Ma sei tu per lasciarmi un’altra volta?
Io n’ho gran tema. Or dimmi, e che t’avvenne?
Sei tu quella di prima? E che ti strugge
Internamente? Obblivione ingombra
I tuoi pensieri, e gli avviluppa il sonno;
Disse colei. Son morta, e mi vedesti
L’ultima volta, or son più lune. Immensa
Doglia m’oppresse a queste voci il petto.
Ella seguì: nel fior degli anni estinta,
Quand’è il viver più dolce, e pria che il core
Certo si renda com’è tutta indarno
L’umana speme. A desiar colei
Che d’ogni affanno il tragge, ha poco andare
L’egro mortal; ma sconsolata arriva
La morte ai giovanetti, e duro è il fato
Di quella speme che sotterra è spenta.
Vano è saper quel che natura asconde
Agl’inesperti della vita, e molto
All’immatura sapienza il cieco
Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,
Taci, taci, diss’io, che tu mi schianti
Con questi detti il cor. Dunque sei morta,
O mia diletta, ed io son vivo, ed era
Pur fisso in ciel che quei sudori estremi
Cotesta cara e tenerella salma
Provar dovesse, a me restasse intera
Questa misera spoglia? Oh quante volte
In ripensar che più non vivi, e mai
Non avverrà ch’io ti ritrovi al mondo,
Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa
Che morte s’addimanda? Oggi per prova
Intenderlo potessi, e il capo inerme
Agli atroci del fato odii sottrarre.
Giovane son, ma si consuma e perde
La giovanezza mia come vecchiezza;
La qual pavento, e pur m’è lunge assai.
Ma poco da vecchiezza si discorda
Il fior dell’età mia. Nascemmo al pianto,
Disse, ambedue; felicità non rise
Al viver nostro; e dilettossi il cielo
De’ nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,
Soggiunsi, e di pallor velato il viso
Per la tua dipartita, e se d’angoscia
Porto gravido il cor; dimmi: d’amore
Favilla alcuna, o di pietà, giammai
Verso il misero amante il cor t’assalse
Mentre vivesti? Io disperando allora
E sperando traea le notti e i giorni;
Oggi nel vano dubitar si stanca
La mente mia. Che se una volta sola
Dolor ti strinse di mia negra vita,
Non mel celar, ti prego, e mi soccorra
La rimembranza or che il futuro è tolto
Ai nostri giorni. E quella: ti conforta,
O sventurato. Io di pietade avara
Non ti fui mentre vissi, ed or non sono,
Che fui misera anch’io. Non far querela
Di questa infelicissima fanciulla.
Per le sventure nostre, e per l’amore
Che mi strugge, esclamai; per lo diletto
Nome di giovanezza e la perduta
Speme dei nostri dì, concedi, o cara,
Che la tua destra io tocchi. Ed ella, in atto
Soave e tristo, la porgeva. Or mentre
Di baci la ricopro, e d’affannosa
Dolcezza palpitando all’anelante
Seno la stringo, di sudore il volto
Ferveva e il petto, nelle fauci stava
La voce, al guardo traballava il giorno.
Quando colei teneramente affissi
Gli occhi negli occhi miei, già scordi, o caro,
Disse, che di beltà son fatta ignuda?
E tu d’amore, o sfortunato, indarno
Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.
Nostre misere menti e nostre salme
Son disgiunte in eterno. A me non vivi
E mai più non vivrai: già ruppe il fato
La fe che mi giurasti. Allor d’angoscia
Gridar volendo, e spasimando, e pregne
Di sconsolato pianto le pupille,
Dal sonno mi disciolsi. Ella negli occhi
Pur mi restava, e nell’incerto raggio
Del Sol vederla io mi credeva ancora.
 

Draghi ... Crescita debole nell'Eurozona

Draghi Governatore della Banca Centrale Europea, teme che nell'Euro zona la crescita rimanga debole e che rimarrà tale pure nel 2013.
Ora bisogna capire perché ciò avviene: l'Euro non solo non ha portato sviluppo, ma solo decrescita eo scarsa crescita.
Cosa non funziona nella moneta unica europea?
Sicuramente la politica economica seria e unita: in Europa gli Stati, i singoli Stati continuano a fare i loro interessi, infischiandosene di una visione europea unitaria: questo ostacola lo sviluppo e favorisce i particolarismi.

Province a rischio e si minaccia di spegnere il riscaldamento nelle scuole

Il taglio di 500 milioni, somma che si potrebbe risparmiare tranquillamente con tagli intelligenti nelle pubbliche amministrazioni: nel mondo del pubblico impiego, nelle amministrazioni si potrebbe risparmiare moltissimo, senza togliere nulla a nessuno.
Il primo alleato è internet, che potrebbe essere usata come sportello virtuale per molti servizi, riducendo i costi di 100 e di 1000 volte.
Si potrebbe risparmiare sulla gestione degli appalti rendendoli limpidi e tanto ancora.
Le pubbliche amministrazioni potrebbero risparmiare e utilizzare i risparmi per fare cose molto utili, ma per fare questo serve onestà e intelligenza.

Alfano e Berlusconi litigano su tutto

Alfano e Berlusconi litigano su tutto e le primarie del Pdl paiono sempre più a rischio di fratture interne: Alfano era ed è ancora, per ora, il nuovo Delfino di Silvio, ma Berlusconi teme che lui diventi il nuovo capo.
Alfano sa trattare e tratta con tutti: ha mantenuto un buon rapporto con Maroni e un rapporto positivo con l'Udc di Casini.
E' all'interno del suo partito che le cose non vanno bene e allora Silvio interviene per tenere unita una creatura tutta sua che rischia di frantumarsi.