18 nov 2012

Natale 2012 . la crisi fa male ai regali

Natale magro per gli italiani, che si dovranno di mangiare meno tacchino e meno panettone questo anno, di forte crisi economica e di produttiva: gli italiani tireranno la crisi e sopporteranno con pazienza questa situazione assurda, incomprensibile e disastrosa.
Altri popoli avrebbero mandato all'inferno i loro politici, li avrebbero costretti a tornare a casa, ma noi siamo speciali e ci daremo una bella cura dimagrante, senza lamentarsi.

Papa .. Gesù non era un veggente

Il papa parla di Gesù e della fine del mondo, che nessuno conosce: Gesù non voleva predestinarla, perché non era suo compito, come salvatore del mondo, di avvisare quando il mondo sarebbe finito.
Così il catastrofismo, in voga oggi, che fa tremare gli allocchi, può essere preso per quello che è: sciocchezze, legate ad inganni e a paure ancestrali, niente di più.

Montezemolo per un Monti Bis... ci voleva anche questo

Monti se ne potrà tornare a casa e un'altro conservatore, anti liberista ed è tutto un programma: i conservatori italiani temono il mercato, lo temono più di quanto temevano il comunismo un tempo.
Il cambiamento dello Stato italiano dovrebbe nella semplificazione della burocrazia, che dovrebbe essere tutta via Internet, dovrebbe essere nella logica del mercato senza limiti, quindi basta con le caste come i farmacisti, i notai, ci commercialisti, gli avvocati, i giornalisti, ma anche certi gruppi di artigiani.
Tutto il resto sono fandonie, perché le ricche famiglie italiane temono la fine delle grandi dinastie  .... medioevali.

Monti alla Bocconi dice che siamo fuori dalla palude

Quando Monti sostiene che siamo fuori dalla palude in un certo senso ha ragione: la palude è  una terra con pantano, dove ogni passo può essere pericoloso, dove nulla è certo e in un certo senso si vive nella menzogna.
Il periodo Monti è appunto questo, una fase dove nulla era certo e i progetti della gente sono svaniti, dove si festeggia per la recessione, per la disoccupazione, per la miseria dilagante, anche per la fame, tamponata dalla carità degli italiani.
Ha ragione Monti quando dice che siamo fuori dalla palude, perché il suo disastroso governo ha i mesi contati e chiunque sarà al potere potrà almeno avere una vera opposizione, che contrasti gli abusi e chiada di riformare veramente lo Stato e il Paese.

Vasto. uccisi anziani coniugi, si sospetta il figlio tossicodipendente

Marco Del Vecchio, 37 anni è stato fermato ed è sotto interrogatorio dal PM: è sospettato di essere l'assassino dei due genitori anziani, uccisi a coltellate, inoltre durante il fermo ha ferito un carabiniere con una testata.
Il sospetto che sia lui il responsabile dell'omicidio dei due coniugi è alto.
Il caso è legato al dramma della tossicodipendenza e della disoccupazione, dell'emarginazione che l'uomo soffriva da anni.
Ora bisognerà stabilire la sua responsabilità, che paiono probabili.

Vasto . uccide padre e madre e poi fugge

La fuga del figlio di 37 anni ha sicuramente le ore contate: ha ucciso a Vasto (Chieti). a coltellate, il padre e la madre,  Emilio Del Vecchio, di 78 anni, e Adele Tumini, di 75.
Il figlio  assassino di 37 anni, era disoccupato e con problemi di droga: il movente dovrebbe essere chiaro, ovvero una crisi di astinenza del giovanotto invecchiato a spese dei genitori.
Questo dramma è tutto nella politica tollerante contro lo spaccio, che continua a colpire ed a uccidere: servono pene durissimo contro gli spacciatori, ma soprattutto servono pene durissime contro il riciclaggio con i sequestri dei beni.
Non avere pietà per costoro è un atto umano e cristiano.

Tibet . donna si dà fuoco per protestare contro i Cinesi

Quella del Tibet è una tragedia doppia, il Tibet indipendente era una realtà medioevale, poi fu occupato negli anni Cinquanta dai comunisti cinesi e subì una pesante colonizzazione, che portò all'occupazione di cinesi coloni nella regione, con uno Stato amministrato da cinesi, che sono pure .. razzisti con i tibetani.
Il sistema di darsi fuoco per protestare l'occupazione cinese segue una logica antica, della non violenza da parte dei tibetani, che seppero resistere a tante invasioni e colonizzazioni.
Però la Cina ha portato uno Stato autoritario, straniero, ma laico e il fato il se stesso è positivo.
L'Occidente non se ne mai accorto.

Ilva di Taranto, il futuro industriale del Sud deve esistere

Ilva è una realtà incredibile, che oggi esiste solo nel Terzo Mondo, è una fabbrica inquinante che uccide e per risposta alle accuse oggettive sui casi di tumore nella zona, si davano luoghi comuni e banalità.
Il pane non deve essere in contrasto con l'ambiente e la salute delle persone, dei figli dei lavoratori.
E' ovvio che il costo economico è alto, ma si deve dare lavoro alla gente o chiudere, ma forse si deve riuscire a non investire in cattedrali del deserto.
Lo Stato interverrà e l'Ilva verrà salvata, ma .....
Forse tutto questo modo di fare industria non doveva neppure nascere.

Vasco Rossi al Cinema? I concerti nelle sale cinematografiche

Vasco mostrerà in film i suoi concerti, in "Vasco Live Kom 011", con la proiezione in 150, 160 sale in Italia, ma solo in due giorni,  il 22 e il 23 novembre, mentre sarà venduto nei migliori negozi di dischi dal 27 novembre, in formato Cd + Dvd: sono i  concerti del 2011 a San Siro,  del 16, 17, 21 e 22 giugno 2011.
Quindi tutto sarà contenuto, forse per evitare che la pirateria se ne approfitti: certamente i numerosi fans di Vasco non mancheranno all'appuntamento e per Vasco sarà una boccata d'ossigeno, con i pirati già pronti all'assalto di tutto ciò che si produce.

VIII. INNO AI PATRIARCHI O DE’ PRINCIPI DEL GENERE UMANO. di Leopardi

VIII.
INNO AI PATRIARCHI 
O DE’ PRINCIPI DEL GENERE UMANO.

      E voi de’ figli dolorosi il canto,
Voi dell’umana prole incliti padri,
Lodando ridirà; molto all’eterno
Degli astri agitator più cari, e molto
Di noi men lacrimabili nell’alma
Luce prodotti. Immedicati affanni
Al misero mortal, nascere al pianto,
E dell’etereo lume assai più dolci
Sortir l’opaca tomba e il fato estremo,
Non la pietà, non la diritta impose
Legge del cielo. E se di vostro antico
Error che l’uman seme alla tiranna
Possa de’ morbi e di sciagura offerse,
Grido antico ragiona, altre più dire
Colpe de’ figli, e irrequieto ingegno
E demenza maggior l’offeso Olimpo
N’armaro incontra, e la negletta mano
Dell’altrice natura; onde la viva
Fiamma n’increbbe, e detestato il parto
Fu del grembo materno, e violento
Emerse il disperato Erebo in terra.
       Tu primo il giorno, e le purpuree faci
Delle rotanti sfere, e la novella
Prole de’ campi, o duce antico e padre
Dell’umana famiglia, e tu l’errante
Per li giovani prati aura contempli:
Quando le rupi e le deserte valli
Precipite l’alpina onda feria
D’inudito fragor; quando gli ameni
Futuri seggi di lodate genti
E di cittadi romorose, ignota
Pace regnava; e gl’inarati colli
Solo e muto ascendea l’aprico raggio
Di febo e l’aurea luna. Oh fortunata,
Di colpe ignara e di lugubri eventi,
Erma terrena sede! Oh quanto affanno
Al gener tuo, padre infelice, e quale
D’amarissimi casi ordine immenso
Preparano i destini! Ecco di sangue
Gli avari colti e di fraterno scempio
Furor novello incesta, e le nefande
Ali di morte il divo etere impara.
Trepido, errante il fratricida, e l’ombre
Solitarie fuggendo e la secreta
Nelle profonde selve ira de’ venti,
Primo i civili tetti, albergo e regno
Alle macere cure, innalza; e primo
Il disperato pentimento i ciechi
Mortali egro, anelante, aduna e stringe
Ne’ consorti ricetti: onde negata
L’improba mano al curvo aratro, e vili
Fur gli agresti sudori; ozio le soglie
Scellerate occupò, ne’ corpi inerti
Domo il vigor natio, languide, ignave
Giacquer le menti; e servitù le imbelli
Umane vite, ultimo danno, accolse.
       E tu dall’etra infesto e dal mugghiante
Su i nubiferi gioghi equoreo flutto
Scampi l’iniquo germe, o tu cui prima
Dall’aer cieco e da’ natanti poggi
Segno arrecò d’instaurata spene
La candida colomba, e delle antiche
Nubi l’occiduo Sol naufrago uscendo,
L’atro polo di vaga iri dipinse.
Riede alla terra, e il crudo affetto e gli empi
Studi rinnova e le seguaci ambasce
La riparata gente. Agl’inaccessi
Regni del mar vendicatore illude
Profana destra, e la sciagura e il pianto
A novi liti e nove stelle insegna.
       Or te, padre de’ pii, te giusto e forte,
E di tuo seme i generosi alunni
Medita il petto mio. Dirò siccome
Sedente, oscuro, in sul meriggio all’ombre
Del riposato albergo, appo le molli
Rive del gregge tuo nutrici e sedi,
Te de’ celesti peregrini occulte
Beàr l’eteree menti; e quale, o figlio
Della saggia Rebecca, in su la sera,
Presso al rustico pozzo e nella dolce
Di pastori e di lieti ozi frequente
Aranitica valle, amor ti punse
Della vezzosa Labanide: invitto
Amor, ch’a lunghi esigli e lunghi affanni
E di servaggio all’odiata soma
Volenteroso il prode animo addisse.
        Fu certo, fu (nè d’error vano e d’ombra
L’aonio canto e della fama il grido
Pasce l’avida plebe) amica un tempo
Al sangue nostro e dilettosa e cara
Questa misera piaggia, ed aurea corse
Nostra caduca età. Non che di latte
Onda rigasse intemerata il fianco
Delle balze materne, o con le greggi
Mista la tigre ai consueti ovili
Nè guidasse per gioco i lupi al fonte
Il pastorel; ma di suo fato ignara
E degli affanni suoi, vota d’affanno
Visse l’umana stirpe; alle secrete
Leggi del cielo e di natura indutto
Valse l’ameno error, le fraudi, il molle
Pristino velo; e di sperar contenta
Nostra placida nave in porto ascese.
         Tal fra le vaste californie selve
Nasce beata prole, a cui non sugge
Pallida cura il petto, a cui le membra
Fera tabe non doma; e vitto il bosco,
Nidi l’intima rupe, onde ministra
L’irrigua valle, inopinato il giorno
Dell’atra morte incombe. Oh contra il nostro
Scellerato ardimento inermi regni
Della saggia natura! I lidi e gli antri
E le quiete selve apre l’invitto
Nostro furor; le violate genti
Al peregrino affanno, agl’ignorati
Desiri educa; e la fugace, ignuda
Felicità per l’imo sole incalza.