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30 mag 2014

REPORT RAI 3 - FEDERPETROLI ITALIA: definiamo la puntata disinformativa per il lavoro che stiamo facendo.

COMUNICATO STAMPA
Roma, 13 Maggio 2014
REPORT RAI 3 - FederPetroli Italia: definiamo la puntata disinformativa per il lavoro che stiamo facendo. Non ci stiamo ad essere criminalizzati.

Ci dissociamo e prendiamo le distanza dalla puntata di REPORT condotta da Milena Gabanelli trasmessa in prima serata ieri su Rai 3 sull'argomento Shale Gas ed indotto petrolifero.
Sono le parole del Presidente della FederPetroli Italia - Michele Marsiglia dopo la messa in onda del programma ieri sera. Continua Marsiglia 
Durante la trasmissione sono state fornite informazioni non corrette e che destabilizzano soltanto la pubblica opinione in merito allo sviluppo energetico in Europa ed in particolar modo in Italia.
Le tecniche di Fracking citate non sono adoperate nei giacimenti italiani.ad oggi in Italia abbiamo pozzi che sono stati già perforati e pronti e, si attende solo l'autorizzazione per immettere il gas nella rete nazionale.
Siamo sconcertati che per il Servizio televisivo non siamo stati minimamente interpellati e, come noi, altri attori petroliferi presenti sul territorio italiano.

FederPetroli Italia da anni sta promuovendo una politica di trasparenza di cosa è il Petrolio e il Gas in Italia e quali i rischi e vantaggi, ben diversi e lontani dalle trivellazioni negli Stati Uniti, senza confondere e manipolare mediaticamente attraverso lo strumento televisivo l'opinione pubblica.
FederPetroli Italia avrebbe fornito, con dati e possibili sopralluoghi sui siti interessati, informazioni circa le tecniche, i fluidi, gli impianti, l'impatto ambientale ed altro di utile conoscenza a chi non è del settore.

L'industria petrolifera nella puntata di Report è stata solo ed esclusivamente criminalizzata e ridicolizzata da terzi. Non ci stiamo ad essere definiti "Criminali".
La campagna condotta da Report risulta, a nostra avviso, denigratoria e di puro terrorismo mediatico per allontanare sempre più l'Italia dall'importante capitolo delle risorse energetiche ed il progredire di uno sviluppo che possa portare valore aggiunto all'Italia.>>.

Marsiglia porta all'attenzione anche un fattore fondamentale <<non è sbagliato evidenziare la poco competenza in materia delle Istituzioni politiche e di terzi in Italia ma, diversamente, vogliamo portare a conoscenza che negli ultimi mesi, le Pubbliche Amministrazioni Locali di regioni come l'Abruzzo, il Molise, la Campania ed altri, con impegno e disponibilità, stanno contribuendo ad un dialogo interessante e costruttivo con FederPetroli Italia su cosa l'industria petrolifera vuole realizzare e, diversamente da come sono state ultimamente pubblicizzate alcune azioni politiche ostative alle attività petrolifere.
Qualora ve ne sia richiesta, siamo disponibili a sopralluoghi ed altri interventi mirati ad una corretta diffusione dell'informazione e testimonianze dirette con le Compagnie petrolifere interessate allo sviluppo di piccoli giacimenti nel nostro paese sia Onshore che Offshore (a terra ed in mare) e che hanno già sostenuto notevoli investimenti in Italia ed occupato personale tecnico. Evidenziando cosa sta causando il blocco di alcuni cantieri ed il danno finanziario .

30 ago 2014

notizie e comunicati ... FEDERPETROLI ITALIA (Marsiglia): CHIUSURA RAFFINERIE, DIMOSTRA ASSENZA POLITICA INDUSTRIALE E SOCIALE

COMUNICATO STAMPA
FEDERPETROLI ITALIA (Marsiglia): CHIUSURA RAFFINERIE, DIMOSTRA ASSENZA POLITICA INDUSTRIALE E SOCIALE
"Appprendiamo con piacere che anche l'Unione Petrolifera ha invitato allo sfruttamento delle risorse di idrocarburi italiane e penso che adesso ci possa essere una nuova fase di dialogo con il Governo, su problemi reali che stanno danneggiando gravemente l'economia industriale italiana" le dichiarazioni del Presidente della FederPetroli Italia Michele Marsiglia a margine della decisione dell'azienda energetica di Stato ENI sulla ristrutturazione/chiusura delle raffinerie in Italia.
Continua Marsiglia " In Europa le raffinerie ristrutturano, in Italia chiudono: queste sono barzellette. Il nuovo managment dell'ENI ci dia delle spiegazioni sulle politiche industriali del Gruppo, altrimenti rischiamo il fallimento del 60% delle aziende che lavorano nell'indotto di raffinazione e, non solo. Non stiamo più parlando di margini, di Brent, di prezzo del petrolio, adesso si parla di persone, di famiglie e di organici che in poco meno di sei mesi resteranno senza lavoro, conseguenza delle chiusure aziendali. Con la chiusura e conversione di alcune raffinerie in Italia (IES Mantova, ENI Marghera, Roma) per non parlare della ridotta capacità di raffinazione di altre, abbiamo già assistito al fallimento di aziende che lavoravano per l'indotto. In Italia abbiamo realtà che da più di 50 anni realizzano il 90 % del proprio fatturato grazie a quella singola raffineria. Se si guarda all'Italia come Hub Mediterraneo non possiamo andare avanti su questa strada con assenza di politica industriale energetica.
ENI dovrebbe essere la 'nostra Grande Sorella' e sviluppare lavoro per tutta l'industria italiana, invece abbiamo le nostre aziende con +48 % di fatturato in Kazakistan. Solitamente le Major di bandiera sono le madrine dell'industria interna di uno Stato, noi invece andremo a raffinare il nostro prodotto all'estero.
Il Presidente Marsiglia "Qualche mese fà sono stato ospite di alcuni raffinatori nel centro Italia che mi hanno chiesto la possibilità di autocisterne di greggio provenienti dai nostri pozzi, pur di poter continuare a far funzionare i propri impianti, altrimenti per il 2015 ci sarà lo stop del Topping (processo di raffinazione).
La chiusura delle infrastrutture petrolifere in Italia crea un disagio economico/strutturale/sociale per un'economia di gestione interna e verso paesi terzi. La cosa che mi rattrista di più è che qualche anno fa, contrariamente a quello che FederPetroli Italia stava ribadendo, i grandi colossi petroliferi italiani continuavano a ripetere che la Libia era un luogo sicuro, ad oggi penso che si possa tirare un linea di sommatoria e tutti possono trarre le conclusioni!
La soluzione non è da ricercare all'estero o nella disoccupazione di massa, bisogna iniziare a produrre con i nostri giacimenti, aprire a nuove forme di tecniche estrattive non invasive e creare riserve interne di stoccaggio strategico. Il tutto si traduce in un indotto occupazionale ex novo di oltre 10.000 persone tra siti a terra ed in mare, appalti per aziende di settore ed immediate entrate per le casse dello Stato, oltre ad una bolletta energetica per le famiglie ridotta del 70%. Non vi è alcun bisogno che il Governo debba stanziare fondi per l'adeguamento degli impianti, con le riserve petrolifere italiane si riesce a far fronte a tutti i piani di investimento per la riqualificazione ambientale ed adeguamento delle strutture.
FederPetroli Italia sull'argomento dell'indotto di raffinazione era stata già portavoce dal 2011 per alcunne situazione che avevano creato difficoltà di approvvigionamento e lavorazione dei prodotti petroliferi per largo consumo. La nota stampa rientra nella ridefinizione di una Politica Energetica Nazionale.

31 lug 2014

News oggi .. FEDERPETROLI ITALIA (Marsiglia): CHIUSURA RAFFINERIE, DIMOSTRA ASSENZA POLITICA INDUSTRIALE E SOCIALE


COMUNICATO STAMPA
Roma, 30 Luglio 2014
FEDERPETROLI ITALIA (Marsiglia): CHIUSURA RAFFINERIE, DIMOSTRA ASSENZA POLITICA INDUSTRIALE E SOCIALE

"Appprendiamo con piacere che anche l'Unione Petrolifera ha invitato allo sfruttamento delle risorse di idrocarburi italiane e penso che adesso ci possa essere una nuova fase di dialogo con il Governo, su problemi reali che stanno danneggiando gravemente l'economia industriale italiana" le dichiarazioni del Presidente della FederPetroli Italia Michele Marsiglia a margine della decisione dell'azienda energetica di Stato ENI sulla ristrutturazione/chiusura delle raffinerie in Italia.
Continua Marsiglia " In Europa le raffinerie ristrutturano, in Italia chiudono: queste sono barzellette. Il nuovo managment dell'ENI ci dia delle spiegazioni sulle politiche industriali del Gruppo, altrimenti rischiamo il fallimento del 60% delle aziende che lavorano nell'indotto di raffinazione e, non solo. Non stiamo più parlando di margini, di Brent, di prezzo del petrolio, adesso si parla di persone, di famiglie e di organici che in poco meno di sei mesi resteranno senza lavoro, conseguenza delle chiusure aziendali. Con la chiusura e conversione di alcune raffinerie in Italia (IES Mantova, ENI Marghera, Roma) per non parlare della ridotta capacità di raffinazione di altre, abbiamo già assistito al fallimento di aziende che lavoravano per l'indotto. In Italia abbiamo realtà che da più di 50 anni realizzano il 90 % del proprio fatturato grazie a quella singola raffineria. Se si guarda all'Italia come Hub Mediterraneo non possiamo andare avanti su questa strada con assenza di politica industriale energetica.
ENI dovrebbe essere la 'nostra Grande Sorella' e sviluppare lavoro per tutta l'industria italiana, invece abbiamo le nostre aziende con +48 % di fatturato in Kazakistan. Solitamente le Major di bandiera sono le madrine dell'industria interna di uno Stato, noi invece andremo a raffinare il nostro prodotto all'estero.
Il Presidente Marsiglia "Qualche mese fà sono stato ospite di alcuni raffinatori nel centro Italia che mi hanno chiesto la possibilità di autocisterne di greggio provenienti dai nostri pozzi, pur di poter continuare a far funzionare i propri impianti, altrimenti per il 2015 ci sarà lo stop del Topping (processo di raffinazione).
La chiusura delle infrastrutture petrolifere in Italia crea un disagio economico/strutturale/sociale per un'economia di gestione interna e verso paesi terzi. La cosa che mi rattrista di più è che qualche anno fa, contrariamente a quello che FederPetroli Italia stava ribadendo, i grandi colossi petroliferi italiani continuavano a ripetere che la Libia era un luogo sicuro, ad oggi penso che si possa tirare un linea di sommatoria e tutti possono trarre le conclusioni!

La soluzione non è da ricercare all'estero o nella disoccupazione di massa, bisogna iniziare a produrre con i nostri giacimenti, aprire a nuove forme di tecniche estrattive non invasive e creare riserve interne di stoccaggio strategico. Il tutto si traduce in un indotto occupazionale ex novo di oltre 10.000 persone tra siti a terra ed in mare, appalti per aziende di settore ed immediate entrate per le casse dello Stato, oltre ad una bolletta energetica per le famiglie ridotta del 70%. Non vi è alcun bisogno che il Governo debba stanziare fondi per l'adeguamento degli impianti, con le riserve petrolifere italiane si riesce a far fronte a tutti i piani di investimento per la riqualificazione ambientale ed adeguamento delle strutture.
FederPetroli Italia sull'argomento dell'indotto di raffinazione era stata già portavoce dal 2011 per alcunne situazione che avevano creato difficoltà di approvvigionamento e lavorazione dei prodotti petroliferi per largo consumo. La nota stampa rientra nella ridefinizione di una Politica Energetica Nazionale.

15 feb 2016

Stampa Comunicato, FederPetroli Italia punta sul Gas Naturale Liquefatto (GNL), nuovo piano di sviluppo ed investimenti.

COMUNICATO STAMPA
ROMA, 15 Febbraio 2016
> FederPetroli Italia punta sul Gas Naturale Liquefatto (GNL), nuovo piano di sviluppo ed investimenti.
Parte il Tavolo del GNL
Marsiglia: via al Piano di investimenti su reti domestiche, autotrazione ed industriale.
Tempi ormai maturi per il settore del Metano, consumi in forte aumento. Con liquefazione metano crescita esponenziale dei volumi.
FederPetroli Italia dà inizio al Piano di investimenti, stoccaggio ed approvvigionamento di Gas Naturale Liquefatto (GNL), il Gas Metano con poche emissioni di Co2 e minori agenti inquinanti.
Il Presidente di FederPetroli Italia – Michele Marsiglia <<Non abbiamo fatto altro che ascoltare e raccogliere il malcontento delle aziende italiane che hanno investito nel Gnl. Un malcontento dovuto ad un nulla di fatto dei numerosi Tavoli Ministeriali, non abbiamo più tempo da perdere. Il momento era ormai maturo per lo sviluppo e la focalizzazione di FederPetroli Italia sul GNL, dopo un periodo di osservazione su quello che sarebbe stato lo sviluppo del Gas Naturale Liquefatto in Europa ed in particolare nel nostro paese. Abbiamo deciso di intervistare i maggiori fornitori sul mercato internazionale e focalizzare parte di investimenti mirando allo sviluppo del Gnl, dall'approvvigionamento strategico italiano ed estero allo stoccaggio e distribuzione su territorio nazionale, con un prodotto che occupa allo stato liquido un volume 600 volte minore rispetto allo stato gassoso.

In primis saranno sviluppate le Reti domestiche in quei Comuni e Zone Montane ancora prive di Metano e non servite da una Rete nazionale di gasdotti. Il Piano di sviluppo continuerà sull'installazione di impianti per uso autotrazione sulla Rete Carburanti ed industriale, con un grande risparmio per le flotte e veicoli aziendali>>.
FederPetroli Italia già da qualche anno, dialogando con le Amministrazioni locali, stava maturando l'interesse per questo Gas pulito e più economico.
La formazione del TAVOLO per il GNL raggrupperà fornitori ed importanti Player sul mercato nazionale ed internazionale: impianti ed infrastrutture, serbatoi criogenici, logistica e stoccaggio, approvvigionamento ed altri coinvolti nel processo di sviluppo, tutti attorno allo stesso tavolo per confrontarsi e raccogliere le manifestazioni di interesse ai prossimi investimenti in Italia.
Continua Marsiglia << Il Gas Naturale Liquefatto rappresenta, per FederPetroli Italia e l'indotto, un potenziale investimento per il presente e per il futuro. Il GNL anche in Italia diventerà uno dei pilastri del business petrolifero ed energetico. Certamente le infrastrutture in Italia come i Rigassificatori e Depositi Costieri saranno di particolare importanza per lo sviluppo del settore e per un piano di sviluppo di una Politica Energetica Europea nel rispetto dell'ambiente. Importante è stato anche aver seguito da anni lo sviluppo del trasporto marittimo ed aree portuali per la logistica di arrivo di Gas Naturale Liquefatto in Italia e relativi terminal di collegamento.
Riteniamo che il GNL sia un ottimo investimento per il futuro e sia il Futuro del settore petrolifero, puntando ad uno sviluppo sostenibile con l'ambiente ancorato alle Direttive del pacchetto dell'Energy Union, varato pochi mesi fa dall'Unione Europea.

18 mag 2015

Petrolio, Press Release - UNIONE DELL’ENERGIA: Italia fanalino di coda senza Politica Energetica Nazionale

COMUNICATO STAMPA
Roma, 18 Maggio 2015
UNIONE DELL'ENERGIA: Italia fanalino di coda senza Politica Energetica Nazionale
Denunceremo al Senato le difficoltà delle aziende energetiche italiane

"Se non cambia profondamente l'ossatura della politica energetica nazionale l'Italia non potrà contribuire all'ambizioso Progetto varato lo scorso Febbraio dalla Commissione Europa sull'Unione dell'Energia ". A denunciare lo stallo in cui versa attualmente il settore energetico nel nostro Paese è il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia.
"Senza una Politica Energetica Nazionale ben delineata l'Italia invece che essere il Paese guida dell'Hub energetico Mediterraneo, resterà il fanalino di coda. Attendiamo la nuova convocazione da parte della 10° Commissione Attività produttive e 13° Commissione Ambiente del Senato della Repubblica in merito all'Affare Assegnato sugli atti comunitari 'Unione dell'Energia' per denunciare la grave situazione in cui vertono le aziende energetiche italiane e la totale mancanza di struttura di interconnessione energetica interna e con il resto dell'Europa" continua Marsiglia.
"Abbiamo valutato più che positivamente il Pacchetto dell'Unione dell'Energia varato lo scorso febbraio, definendolo ambizioso ed importante per delineare l'Europa una potenza energetica, ma in questi ultimi anni è evidente il blocco delle attività: ricerca di risorse minerarie in stallo, indotto di raffinazione critico, reti di comunicazione infrastrutturali per il trasporto del petrolio e gas che non riescono a prendere corpo, progetti di rilevanza internazionale come il corridoio sud che vivono un'altalenante situazione di sviluppo, la logistica integrata con depositi ed attracchi portuali non idonei al ricevimento prodotto, nonchè le difficoltà degli impianti di produzioni di energia elettrica. Inoltre manca un struttura legislativa che permetta agli imprenditori di investire in Italia senza scappare via dopo pochi anni. In questo modo il Pacchetto dell'ENERGY UNION sarà solo un altro slogan cui l'Italia non potrà mai contribuire' ha detto il presidente di FederPetroli Italia.
'FederPetroli Italia su richiesta del Senato ha già prodotto nelle passate settimane due relazioni di osservazioni sulla delicata situazione di approvvigionamento energetico con la Libia e non ultimi i commenti ai 5 punti strutturali della Politica Energetica Europea. Le Commissioni saranno portate a conoscenza delle parole delle aziende, sarà nostro compito comunicare il disagio politico, economico e legislativo. Il Governo questa volta dovrà ascoltare, altrimenti rischiamo un altro grande bluff dell'Italia nello scacchiere energetico internazionale, una figura che non possiamo permetterci, l'Europa ci chiede un aiuto, basta nascondersi dietro a slogan politici, i problemi reali sono altri' ha concluso il presidente Marsiglia.

FederPetroli Italia

31 gen 2011

WWF - CACCIA: CHIUSO UN ALTRO ANNO ORRIBILE - LE REGIONI NON RISPETTANO LE INDICAZIONI EUROPEE

CACCIA
WWF: CHIUSO UN ALTRO ANNO ORRIBILE
LE REGIONI  NON RISPETTANO LE INDICAZIONI EUROPEE PER LA TUTELA DELLA FAUNA
A chiusura della stagione venatoria il WWF Italia ricorda come le Regioni
non applichino le  norme europee a tutela della fauna selvatica,  in vigore
in Europa dal 1979 e finalmente norme di legge anche in Italia dallo scorso
luglio, con l'approvazione dell'art. 42 della  "legge comunitaria". Per
questo il WWF Italia (con Lav, Lipu, Legambiente, Enpa, Animalisti italiani,
Lac)  ha promosso numerosi ricorsi contro  i calendari venatori regionali
del 2010/11.
Al tema della caccia in Italia si è interessato recentemente anche Jonathan
Franzen, lo scrittore statunitense annoverato tra i venti più grandi
scrittori del XXI secolo dal New Yorker, che è anche un appassionato
birdwatcher. Lo scorso marzo è arrivato in Italia, seguendo il suo amore per
gli uccelli, e il suo viaggio è diventato un articolo di otto pagine
pubblicato a luglio sul New Yorker. "Emptying the Skies" è il titolo,
Svuotando i cieli, un j'accuse diretto ed inequivocabile contro la pratica e
la cultura  della caccia, che nell'articolo  liquida come "pratica culturale
molto antica" e oggi completamente anacronistica.
Jonathan Franzen ha rilasciato un'intervista esclusiva al WWF pubblicata sul
dorso di Ecomondo ora in edicola con il settimanale Vita e a febbraio la
potremo leggere su Panda, la rivista dei soci WWF.
Nell'articolo lo scrittore cita più volte il lavoro di Anna Giordano,
storica attivista WWF conosciuta per la sua difesa dei rapaci contro i
bracconieri dello stretto di Messina, e parla dell'impegno delle guardie
volontarie del WWF, in particolare del nucleo di Salerno ed il lavoro e la
passione di tutti quelli che si battono quotidianamente per la difesa della
natura e degli animali selvatici.
Proprio Anna Giordano organizza il campo di vigilanza sullo stretto di
Messina, per impedire gli spari contro i rapaci che in migrazione passano su
questo tratto di mare, ormai da trent'anni.
Parte infatti l'11 aprile il ventottesimo campo internazionale per la
protezione dei rapaci e le cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina
organizzato da WWF Italia, Associazione Mediterranea per la Natura e NABU
(D) I dettagli sul campo su: www.migrazione.it .
Tra aprile e maggio inoltre nella zona di Salerno e Ischia una nuova
edizione del campo di vigilanza anti bracconaggio.
L'impressione sconfortante che il  grande scrittore  americano ha avuto del
modo in cui in Italia tuttora si pratica la caccia è condivisa dal  WWF.  Il
giudizio generale sulla stagione venatoria che si chiude il 31 gennaio
(tranne che nel Lazio dove le doppiette potranno  sparare fino al 10
febbraio!)  per il WWF è  del tutto negativo.
"Una condotta irresponsabile quella tenuta dai Governi regionali in materia
di caccia, spesso sostenuta da atti illegittimi a danno del patrimonio
naturale nazionale ed internazionale, tante sono le specie migratrici che
attraversano o sostano nel nostro Paese. Un'urgenza della quale la
Conferenza Stato Regioni deve immediatamente farsi carico per ricondurre
l'esercizio dell'attività venatoria nell'alveo della legalità."  ha
dichiarato Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia.

Le Regioni non hanno applicato la nuova  legge  (art. 42  Legge 96/2010
"Legge comunitaria 2009)  che ha modificato la legge quadro sull'attività
venatoria (Legge 157/1992)   e recepito finalmente  i principi fondamentali
della direttiva "Uccelli" (che risale al 1979) rispondendo  anche   a
diverse  e pesanti procedure  di infrazione comunitaria aperte contro
l'Italia, prevedendo  per il nostro Paese nuovi e stringenti obblighi per la
tutela della fauna e per la  regolamentazione della caccia: l'obbligo, da
parte dello  Stato ed ancor più delle  regioni (che approvano i calendari
venatori), di vietare la caccia nei periodi di particolare delicatezza per
gli uccelli selvatici ( riproduzione e migrazione )  e l'obbligo di
mantenerne o riportarne le popolazioni ad uno "stato di conservazione
soddisfacente".
In sostanza le Regioni avrebbero dovuto ridurre la stagione di caccia e
proteggere molte specie di uccelli, prima  cacciabili. La stagione di caccia
che ora si chiude avrebbe potuto essere  la prima di un "new deal" in cui
l'Italia avrebbe dovuto iniziare a "riempire i cieli "  ed abbandonare molte
delle  modalità barbare ed anacronistiche  della caccia italiana.
Le Regioni, invece, non hanno rispettato  la nuova legge, non hanno tenuto
conto dell'importante documento dell' Ispra  "Guida per la stesura dei
calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata
dalla legge comunitaria 2009, art. 42",   inviato  a tutte le Regioni il 29
luglio scorso; non hanno ascoltato le richieste  del WWF e di decine di
altre associazioni ambientaliste ed animaliste  che a giugno hanno inviato
puntuali note a tutte le Regioni e Province autonome italiane ed ai Ministri
competenti, segnalando l'obbligo di ridurre la durata della stagione
venatoria e il numero delle specie cacciabili, in ottemperanza delle
modifiche apportate alla legge 157/1992 dalla legge Comunitaria 2009".
Secondo ISPRA,  salvo qualche eccezione, la caccia in Italia dovrebbe
aprirsi il 1° ottobre e chiudersi al massimo il 20 gennaio; molte specie
andrebbero sospese dai calendari venatori; per molte altre, la caccia
potrebbe essere autorizzata solo in presenza di piani di gestione adeguati.
"Ci appelliamo al senso di responsabilità dei governi regionali e dei
ministri, in particolare dell'Ambiente e dell'Agricoltura, affinché la nuova
legge apra una stagione di tutela della natura e rispetto delle regole
anziché di nuove infrazioni e pesanti contenziosi". Così concludeva la nota
inviata  dalle associazioni alle Regioni a giugno prima che   approvassero i
calendari venatori . Il senso di responsabilità e rispetto delle leggi è
invece  risultato davvero scarso, tanto che abbiamo dovuto ricorrere al
giudice amministrativo per molte regioni che in diversi casi ha messo in
discussione gli atti regionali.
 (------)segue testo completo in allegato

24 mag 2012

WWF - TUTELA COSTE IN ALTO MARE - DALLE OASI WWF APPELLO A CLINI


WWF - TUTELA COSTE IN ALTO MARE - DALLE OASI WWF APPELLO A CLINI


di Oasi per te’
WWF: “TUTELA COSTE IN ‘ALTO MARE’
DALLE OASI WWF L’APPELLO A CLINI PER SALVARE IL PROFILO FRAGILE DELL’ITALIA” 

A pochi giorni dalla Festa delle Oasi WWF dedicata alla tutela dei litorali italiani,

Il WWF consegna al ministro Clini il DECALOGO SALVA-COSTE con le richieste per proteggerle

RUSH FINALE DELLA CAMPAGNA WWF PER TUTELARE 3 AREE COSTIERE IN SARDEGNA, PUGLIA E VENETO: SI DONA AL 45503 O AGLI SPORTELLI UNICREDIT IN TUTTA ITALIA*

E IL 20 MAGGIO LA FESTA DELLE OASI WWF, CON 100 OASI E 37 RISERVE DEL CORPO FORESTALE APERTE GRATUITAMENTE IN TUTTA ITALIA – Programmi su www.wwf.it


PER LA STAMPA: VIDEO, FOTO, LO SPOT, CARTELLI PROMOZIONE SMS SU http://upload.wwf.it/GiornataOasi/file/

Un litorale lungo 8.000 chilometri costellato di infrastrutture, porti, stabilimenti balneari, compromesso dall’erosione costiera e dall’inquinamento, con un sistema di aree marine che sono “protette” solo sulla carta, parchi nazionali costieri mai nati e una cronica mancanza di fondi che rischia di relegare le aree protette a una funzione meramente burocratica. E mentre il mondo guarda a Rio+20 ribadendo obiettivi di conservazione che rafforzino la tutela nel nome di uno sviluppo davvero sostenibile, la tutela delle coste e degli ecosistemi marini italiani è davvero in “alto mare”.

È la fotografia scattata dal nuovo dossier “Coste: il profilo fragile dell’Italia” consegnato oggi dal WWF al ministro dell’Ambiente Corrado Clini insieme a un decalogo “salva-coste” con le richieste per proteggere le nostre ‘amate sponde’ da una pressione umana sempre più insostenibile e garantire agli italiani un inestimabile patrimonio naturalistico, economico e culturale.

L’incontro di oggi, alla presenza del Corpo Forestale dello Stato e dei tanti partner che stanno sostenendo il WWF per la tutela delle coste italiane, dà il via al rush finale della campagna “Un mare di oasi per te”, che in vista della Festa delle Oasi, il 20 maggio in tutta Italia, sta coinvolgendo gli italiani in una nuova sfida di tutela tutta dedicata alle coste e al mare:  dare vita alla nuova Oasi WWF Scivu ad Arbus, in Sardegna, un vero paradiso di dune alte sabbiose e fitta macchia mediterranea, minacciata dal taglio dei ginepri secolari o dal passaggio di fuoristrada. Bonificare la bellissima spiaggia che costeggia la Riserva naturale e Oasi WWF Le Cesine, nel Salento, in Puglia, dove i rifiuti portati dal mare e mai rimossi hanno creato strati di plastica con gravi danni alla vegetazione e agli animali. Riforestare e riqualificare le zone umide dell’Oasi WWF Golena di Panarella, in Veneto, un paradiso di biodiversità alle porte del Delta del Po, che d’inverno ospita fino a 130-140.000 uccelli. Tre aree che sono il simbolo delle tre tipologie di coste più importanti e allo stesso tempo più fragili: le dune, le zone umide e le foci dei fiumi. Si dona via SMS  o chiamata al 45503 fino al 20 maggio oppure, fino al 26 maggio, presso gli sportelli UniCredit di tutta Italia*.

I primi dati dello studio WWF a inizio campagna presentavano i nostri litorali come 8.000 chilometri affollati da 638 comuni costieri e 30 milioni di italiani, colpiti da erosione costiera per il 42%, costeggiati da un “lungomuro” di cemento che conta in media uno stabilimento balneare ogni 350 metri (12.000 in tutto), interessati da 28 dei 57 siti di bonifica industriale d’interesse nazionale. I nuovi dati presentati oggi puntano il dito sui porti e qualità delle acque. In Italia infatti si conta un porto ogni 14,2 chilometri di costaper un totale di 525 fra turistici e commerciali, approdi e darsene (con un incremento di di oltre il 7,6% tra il 2007 e il 2011), con picchi in Friuli Venezia Giulia e Veneto, che contano un porto ogni 2,6 km e 3 km di costa, tanto che lItalia è al terzo posto in Europa per il peso totale dei beni movimentati nei porti UE (13,6%) dopo Olanda e Regno Unito (classifica nella scheda). Sul fronte del petrolio, la metà del greggio che arriva nel Mediterraneo (9 milioni di barili di greggio ogni giorno) viene scaricato nei porti petroli italiani (14 scali petroliferi, 3 dei quali sono quelli principali: Genova, Trieste, Venezia). Sono 9 le raffinerie situate sulla costa (Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela) ed è l’Italia ad avere il primato del greggio versato nei principali incidenti che si sono succeduti in 25 anni, con 162.200 le tonnellate sversate nelle acque territoriali italiane, seguita dalla Turchia (con quasi 50.000 tonnellate) e dal Libano (29.000). Mentre sul fronte dei depuratori, ben18 milioni di cittadini, pari al 30% della popolazione italiana, non sono serviti dalla depurazione delle acque reflue, mentre un impianto su 4 sarebbe irregolare. Non a caso il nostro Paese è stato chiamato a rispondere in sede di Corte di Giustizia europea.

Eppure gli strumenti di tutela ci sarebbero: oltre alle Convenzioni internazionali, le Direttive Comunitarie, le Norme nazionali e regionali, si contano in Italia 7 Parchi Nazionali costieri, 27 Aree Marine Protette, 51 Zone Ramsar, senza contare 378 Siti di Interesse Comunitario, 114 Zone a Protezione Speciale, 150 SIC a mare, e il nostro Paese è lo stato mediterraneo con il maggior numero di Aree Marine Protette. Ma questo impianto di tutela è tale solo sulle carte, perché mancano strategie complessive, atti d’indirizzo efficaci, una coopianificazione Stato-Regioni, mancano fondi e quelli disponibili non sono ben gestiti, mentre la rete dei controlli è sempre più debole nonostante gli sforzi degli organi preposti.

Per questo il WWF ha presentato al ministro Clini dieci richieste ‘salva-coste’, che riguardano da un lato la diminuzione della pressione sulle coste già edificate, dall’altro una gestione naturalistica ed ambientale efficace per le aree che si sono salvate: RAFFORZARE LA PIANIFICAZIONE: 1) Estensione del vincolo paesaggistico sulle coste 2) Moratoria delle nuove edificazioni 3) Approvazione dei Master Plan regionali dei porti LO STATO RIVENDICHI IL PROPRIO RUOLO: 4) Ricognizione sulle concessioni degli stabilenti balneari 5) Bonifica delle aree industriali costiere inquinate 6) Pieno rispetto della Convenzione di Barcellona su fascia costiera e aree protette  GESTIAMO MEGLIO GLI STRUMENTI CHE ABBIAMO:  7) Approvazione dei Piani di gestione per le aree costiere e marine della Rete Natura 2000; 8) Gestione integrata delle acque per salvare la costa e il mare 3) Garantire le risorse per maggiori controlli in mare e sulla fascia costiera AVVIO DI UN PIANO NAZIONALE PER LE “GREEN INFRASTRUCTURES”: che garantisca la funzione ecologica di coste e fiumi che devono essere più idonei a rispondere alle esigenze di “adattamento” imposte dai cambiamenti climatici in atto.

Anche in una situazione di difficoltà economica come quella attuale, la tutela delle nostre coste è necessaria e possibile, trovando in un nuovo rapporto tra Stato e Regioni la capacità di realizzare un piano di intervento a lungo termine su cui investire fondi comunitari – ha detto Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia – Nel frattempo il ruolo delle associazioni e dei cittadini è fondamentale. Non possiamo permetterci di perdere le nostre coste e insieme, come dimostrano oltre 40 anni di azione WWF sul campo grazie all’aiuto di tutti i suoi sostenitori, possiamo concretamente salvare da ogni forma di speculazione tasselli preziosi dei nostri litorali, conservandone l’integrità e la bellezza per gli anni a venire.”

Intanto fervono i preparativi per la Festa delle Oasi WWF, che il 20 maggio saranno aperte gratuitamente in tutta Italia insieme a 27 Riserve del Corpo Forestale dello Stato che quest’anno partecipa alla festa. La festa delle Oasi è l’occasione migliore per passare una giornata nella natura, toccare con mano la sua meraviglia e comprendere l’importanza di tutelarla attraverso una concreta azione sul territorio. Moltissime le attività organizzate nelle Oasi WWF lungo le coste, ma non solo: si esplorano boschi e radure, si avvistano cervi, fenicotteri e anatre selvatiche, si va sulle tracce di orsi e lontre, si costruiscono nidi, si fotografano fiori e farfalle, si liberano rapaci e tartarughe marine curati nei centri del WWF, si fanno percorsi sensoriali di giorno e di notte, e poi spettacoli, concerti di musiche tradizionali, pic-nic sui prati in fiore, mercatini biologici… Tutti i programmi regione per regione suwww.wwf.it Le oltre 100 Oasi WWF, che rappresentano il più grande sistema di aree protette privato d’Europa, tutelano i più importanti habitat della penisola. E la festa è un’occasione unica per scoprire, insieme agli esperti del WWF, oltre 30.000 ettari di natura incontaminata, spiagge, boschi, fiumi, montagne e lagune, insieme a fenicotteri, istrici, lontre, rapaci e alle migliaia di specie animali e vegetali, di cui molte a rischio estinzione, che in essi hanno trovato rifugio. 

Anche quest’anno testimonial della campagna è Luca Argentero che ha voluto confermare il suo impegno accanto al WWF girando un suggestivo spot ambientato in riva al mare. E tra gli altri aiuteranno a diffondere l’iniziativa anche Fiorello, Neri Marcorè, Massimiliano Rosolino, Claudia Pandolfi, Francesco Facchinetti, Teresa Mannino, Tessa Gelisio, Milano American Football team Rhino che hanno prestato la loro immagine al progetto, mentre i team dell’America’s Cup nei giorni scorsi hanno aiutato il WWF in azioni di monitoraggio el fratino, rara specie di uccello delle spiagge, presso l’Oasi WWF Dune degli Alberoni.


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14 mar 2024

LIBIA, FEDERPETROLI: BENE INCONTRO PIANTEDOSI-HAFTAR. SEGNALE IMPORTANTE



Il gio 14 mar 2024, 08:07 Press Office FederPetroli Italia <ufficio.stampa@federpetroliitalia.org> ha scritto:

COMUNICATO STAMPA

Roma, 14 Marzo 2024

LIBIA, FEDERPETROLI: BENE INCONTRO PIANTEDOSI-HAFTAR. SEGNALE IMPORTANTE

"Riteniamo che l'incontro in Libia del Ministro dell'Interno del Governo italiano Matteo Piantedosi e del Vice Ministro per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli con il Gen. Khalifa Haftar a Bengasi sia un segnale importante e coraggioso da parte del Governo italiano. Si delinea un grande passo in avanti nei rapporti bilaterali tra Italia-Libia in fase di stallo da anni" le dichiarazioni del Presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia a seguito della missione libica dei due esponenti del Governo.

Continua Marsiglia "Nel 2020 con FederPetroli Italia esprimemmo la nostra posizione a favore di un dialogo nei confronti del generale Haftar, ritenendo lo stesso un valido interlocutore su diverse posizioni internazionali, in primis la ripresa dell'industria dell'Oil & Gas tra l'Italia e la Libia. La nostra posizione, sostenuta negli anni, al tempo compromise i rapporti con un importante diplomatico italiano in Libia (oggi in altra sede europea), ritenendo 'FederPetroli Italia dalla parte di un criminale'. In pochi anni un cambio di rotta, un segnale importante e coraggioso da parte del Governo italiano che rafforza le posizioni della Federazione in politica estera".

"Siamo convinti e certi che, questa nuova fase di apertura istituzionale italiana, oltre a gestire al meglio il traffico di essere umani, porterà anche ad una fase di difesa commerciale e tutela della situazione che oggi vede la Libia e le attività italiane vittime di scioperi e tensioni su importanti impianti petroliferi locali" le parole del Presidente di FederPetroli Italia.

Le proteste hanno interessato i membri della milizia Petroleum Facilities Guard (PFG) con il blocco di flussi di gas in un complesso facente capo alla compagnia Mellitah Oil & Gas nella città di Al-Zawiya. Si tratta di un'azienda di cui ENI detiene l'80% della produzione. L'impianto è uno snodo per l'esportazione del gas libico verso la Sicilia.

Link e foto: http://www.federpetroliitalia.org/?p=2572

 

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3 dic 2010

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MOSTRA
CASA SAVOIA E L'UNITÀ D'ITALIA
 
 
L'Assessorato Istruzione e Cultura, informa che martedì 7 dicembre 2010, alle ore 18.00, al salone espositivo La Murasse di Verrès, inaugurerà la mostra Casa Savoia e l'Unità d'Italia.
 
L'esposizione, curata dall'Associazione Principe di Venezia, s'inserisce negli eventi celebrativi per il 150°Anniversario dell'Unità d'Italia e raccoglie molti cimeli appartenuti ai Re e alle Regine d'Italia raccolti dall'Associazione, presieduta dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia e da alcuni collezionisti privati. I famosi monogrammi di diamanti della Regina Margherita e della Regina Elena, il Manto di Corte della Regina Margherita e molti documenti storici legati ai passi salienti del Risorgimento, oltre a pitture, ritratti e fotografie rappresentano i pezzi più pregiati di questa mostra.
 
L'Assessore Laurent Viérin dichiara: «Sono particolarmente lieto di presentare questa esposizione che permetterà di ripercorrere la vita dei Re e delle Regine d'Italia, partendo dalle numerose presenze dei Principi e Sovrani di Casa Savoia in Valle d'Aosta per giungere agli approfondimenti sulla storia della Casa Reale d'Italia ed in particolare sul Risorgimento e l'Unità d'Italia. Nella sezione dedicata alla Valle d'Aosta verranno esposti, per la prima volta, cimeli e documenti storici consentendo così a tutti i Valdostani di riappropriarsi di parti fondamentali della propria storia.»
 
L'esposizione, che resterà aperta fino al 15 febbraio 2011, ha ottenuto l'Alto patrocinio della Real Casa di Savoia e quello del Ministero per i beni e le attività culturali.
 
Casa Savoia e la Valle d'Aosta
«La Vallée d'Aoste, elle, n'a jamais eu que cette devise : là où est la Maison Royale, là est la patrie»! Così, nella sua Histoire de la Vallée d'Aoste, l'abbé Joseph-Marie Henry giustificava l'inserimento, nel 1861, della Valle d'Aosta nel neonato Regno d'Italia. I Valdostani erano, infatti, tra i più antichi sudditi della Casa sabauda, cui erano legati sin dal tempo del capostipite Umberto, più tardi noto come il Biancamano. L'indefettibile fedeltà dei Valdostani, che restarono filo-sabaudi anche nei più tristi momenti delle invasioni straniere, si mantenne inalterata sino alla seconda guerra mondiale; e la loro memoria storica è ancora, inscindibilmente, legata alle figure dei re e delle regine d'Italia che ebbero cara la Valle d'Aosta come oasi di svago e di riposo. La regione fu, infatti, frequentata dai re Vittorio Emanuele II e Umberto I per le famose chasses royales nel massiccio del Gran Paradiso; dalla regina Maria Adelaide per le terme di Saint-Vincent; dalla regina Margherita per i soggiorni a Gressoney, dove si fece costruire un castello e dove poteva discorrere con i valligiani nella sua lingua materna, il tedesco; dai principi di Piemonte Umberto e Maria José, che scelsero Courmayeur per il loro viaggio di nozze e rimasero sempre affezionati al castello di Sarre, dove avevano trascorso i momenti più felici della loro esistenza con i loro bambini, prima di essere travolti dalle conseguenze dei tragici eventi dell'ultimo conflitto mondiale. Non per nulla, al momento dell'esilio, il "re di Maggio" scelse di portare il titolo di conte di Sarre; non per nulla, meta del primo rientro ufficiale della regina Maria José dopo l'esilio fu Aosta.
 
Informazioni:
Assessorato Istruzione e Cultura
Direzione promozione beni e attività culturali
Tel. 0165-2743457

14 ott 2015

COMUNICATO STAMPA -REGIONE VENETO-FEDERPETROLI ITALIA:

“Bene incontro con Assessore Roberto Marcato. Strada giusta......"
ROMA, 14 Ottobre 2015

REGIONE VENETO - FEDERPETROLI ITALIA

Marsiglia: Bene incontro con Assessore Marcato, strada giusta per nuovo disegno Politica Energetica in Italia


La FederPetroli Italia esprime apprezzamento per l'incontro che si è tenuto alla REGIONE VENETO nella sede di Palazzo Balbi a Venezia con l'Assessorato allo Sviluppo Economico ed Energia alla presenza dell'Assessore Roberto Marcato ed il Presidente di FederPetroli Italia - Michele Marsiglia.
L'incontro è stato incentrato sulla volontà di affrontare in maniera congiunta le problematiche in cui verte l'indotto petrolifero italiano e della Regione Veneto, in relazione all'aumento della Bolletta Energetica italiana.
Il Presidente Marsiglia ha evidenziato la necessità di programmare interventi mirati e finalizzati alla riqualificazione di alcuni comparti petroliferi del settore dell'Estrazione, della Raffinazione, della Logistica integrata e Depositi e della Rete Carburanti anche in virtù di una Politica Energetica Europea (Energy Union). 
Risalto è stato dato alle tematiche inerenti i nuovi investimenti nel Gas Naturale Liquefatto (GNL) e l'importanza di Terminal costieri nel bacino dell'alto Adriatico. L'importanza strategica dell'Offshore italiano e le estrazioni petrolifere a terra (Onshore), con conseguente indotto occupazionale per lo sviluppo di alcuni cantieri programmati già da tempo.
E' stato affrontato il tema dello Sblocca Italia, l'azione referendaria e la delicata situazione delle competenze alle Amministrazioni territoriali.

Il Presidente di FederPetroli Italia ha dichiarato a seguito dell'incontro " Siamo sulla strada giusta e continueremo il nostro impegno per una nuova Politica Energetica in Italia. E' ora di cambiare persone e progetti che si sono rivelati fallimentari in campo energetico. Ringraziamo della grande disponibilità l'Assessore Roberto Marcato e la Regione Veneto, nell'aver ascoltato le istanze ed i progetti delle nostre Aziende, segno di apertura politica e dialogo costruttivo. Continuiamo su questa strada intrapresa che ad oggi, visto i risultati, riteniamo sia quella giusta, ovvero il dialogo e l'incontro con le Amministrazioni locali: Regioni, Provincie e Comuni.

Chiediamo però un ulteriore sforzo, sul capire cosa sono il Petrolio e Gas in Italia, la definizione di una Politica Energetica Nazionale chiara e ben definita e la potenzialità energetica del nostro Paese, poiché tutti siamo cittadini e consumatori e, la Bolletta energetica verte sulle tasche di tutti, visto il delicato momento per le famiglie italiane".

11 feb 2012

WWF: 15 nuove zone Ramsar in Tunisia E in Italia sono 1511 le zone umide


WWF:  15 nuove zone Ramsar in Tunisia

E in Italia sono 1511 le zone umide

Eventi gratuiti nelle Oasi il 4-5 e 12 febbraio, su wwf.it i programmi

 
Un remoto lago salato ai margini del Sahara è in testa alla lista di 15 nuove zone umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar in Tunisia, annunciate proprio in occasione della Giornata Mondiale delle zone umide che come ogni anno si celebra il 2 febbraio. 
 
Chott Elguetar è un sito di 7.400 ettari con un lago intermittente, vitale per la sopravvivenza 
dell’Orice dalle corna a sciabola, dell’Addax e della Gazzella dama e contiene inoltre tracce di attività umana, religiosa e industriali, datate 40.000 anni fa.

 

Il WWF ha accolto con favore l'annuncio, sottolineando che la designazione della Tunisia di 15 nuovi siti Ramsar raddoppia quasi il totale del paese, portandolo a 35.
"Queste designazioni sono il risultato di un lungo processo che richiede impegno e tempo da parte del governo e delle associazioni di  conservazione", ha affermato Faouzi Maamouri, Coordinatore   del WWF in Tunisia. "Ma questo vuole anche dire che anche con tutto ciò che questo paese ha vissuto di recente, vi è un forte impegno per la protezione delle zone umide e dei servizi che forniscono per le persone e la natura."


La Convenzione di Ramsar, così chiamata per la firma avvenuta nella città iraniana con lo stesso nome, è un trattato intergovernativo per mantenere e conservare le zone umide di importanza internazionale - o siti Ramsar; tra questi fiumi, laghi, paludi, mangrovie, barriere coralline e altre zone umide naturali o artificiali.
 
"La Giornata mondiale delle zone umide è un momento per riflettere sull’importanza degli ecosistemi d'acqua dolce da cui noi tutti dipendiamo", ha detto Fabrizio Bulgarini, Responsabile Conservazione del WWF Italia. "Ma le aggiunte più recenti alla lista Ramsar - e le altre che verranno - mostrano che il lavoro di conservare delle zone umide prosegue ogni giorno dell'anno. Essendo il WWF uno dei cinque partner  internazionali che sono stati con la Convenzione sin dall'inizio, siamo orgogliosi di sostenere dalla nostra fondazione i principi di questo accordo internazionale".


Per festeggiare la Giornata mondiale delle zone umide sabato 4 e domenica 5 febbraio il Wwf Italia aprirà alcune sue Oasi, con entrata gratuita, da nord a sud (maltempo permettendo, per questo si consiglia di verificare localmente i programmi).

 
Secondo l’inventario nazionale delle zone umide, redatto dal Ministero dell’Ambiente  in Italia sono identificati ben 1511 siti. L’estensione totale è di 771.125 ettari. Il 48% sono laghi e fiumi, 32% ambienti marini e costieri e il 20% zone umide artificiali. Di questi solo il 6% non è ancora protetto. Tra questi 53 siti sono riconosciuti di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar.
 
Le zone umide sono gli ecosistemi più a rischio del Pianeta, ma allo stesso tempo straordinari bacini di vita, serbatoi di CO2.
Il 90% delle aree umide sono scomparse nell'ultimo secolo nella sola Europa.
Secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori: in
Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%).
L’Italia ospita 53 siti Ramsar. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all'inizio del ventesimo secolo ne restavano 1.300.000 ettari.
Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 12% delle specie animali totali, che diventano il 40% aggiungendo quelle vegetali. Quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide.
Le aree umide forniscono acqua potabile, aiutano a riciclare l'oro blu e producono il 24% del cibo
del Pianeta.
Circa due miliardi di uccelli migratori ogni primavera attraversano l'Italia, ponte nel Mediterraneo
fra Africa ed Europa, dai piccoli luì alla grande cicogna bianca. Le nostre aree umide rappresentano
per molti un ''pit stop'', una sorta di area di servizio lungo le autostrade delle migrazioni per la sosta,
l'alimentazione, ma anche la nidificazione.
 
Secondo lo studio redatto dall’ISPRA “Contributi per la tutela delle zone umide” a cui ha partecipato anche il WWF, “gli ambienti umidi possono essere sottoposti ad un gran numero di minacce antropogene a scala differente: i cambiamenti climatici a scala globale, la frammentazione e la trasformazione territoriale (bonifiche, urbanizzazione e artificializzazione in senso lato) a scala regionale/di paesaggio e un gran numero di altri fattori e processi a scala locale (es.: introduzione e invasione di specie alloctone, stress idrico, inquinamento, interramento, pascolo, fruizione non controllata, abbandono pratiche colturali, tra cui quelle legate alla piscicoltura). “
 
La tutela di queste aree umide è fondamentale non solo per la biodiversità ma anche per la sicurezza idraulica e la lotta al dissesto idrogeologico in quanto rappresentano elementi del territorio capaci di contenere piogge sempre più spesso eccezionali e fenomeni di esondazione e piene.
 
Fin dalla prima Oasi, il lago di Burano, il WWF ha contribuito concretamente alla tutela del patrimonio superstite di zone umide in Italia. Oggi sono 40 quelle inserite nel sistema delle oltre 100 oasi WWF in tutta Italia, per una superficie complessiva di circa 15.000 ettari di zone umide, pari alla metà dell’intera estensione delle oasi ( oltre 30.000 ettari). Di queste ben 10 sono Zone Umide Ramsar ovvero sono riconosciute a livello internazionale come aree particolarmente preziose per la tutela dell’avifauna.
In questi giorni nelle oasi WWF si possono ammirare decine di migliaia di uccelli acquatici e in particolare anatre selvatiche (dal germano reale al moriglione, dal mestolone all’alzavola), folaghe, aironi di più specie (airone cenerino, airone bianco maggiore, airone guardabuoi, garzetta), limicoli di più specie (avocetta, pettegola, piovanelli, ecc.), gabbiani.

Appuntamento con il WWF, per giornate di birdwatching, monitoraggio delle specie, laboratori per bambini, nelle Oasi di Burano, Orbetello, Orti Bottagone (Toscana), Alviano (Umbria), Le Cesine (Puglia), Persano (Campania) e altre, programmi aggiornati sul sito wwf.it .

 
GLI APPUNTAMENTI (causa maltempo è preferibile verificare i programmi contattando le oasi):
LAGUNA DI ORBETELLO  (Toscana)    
Sabato 4 febbraio   Ore 8 ritrovo al Centro visite, Località Ceriolo III (S.S. Aurelia Km 148,300) Albinia .  Dai capanni sulla Laguna CENSIMENTO  dei Fenicotteri   e LETTURA DEGLI  ANELLI colorati alle loro zampe.
ore 10  TECNICA DI MONITORAGGIO e rudimenti di BIRD WATCHING e di  RICONOSCIMENTO visivo e uditivo degli uccelli: le anatre di superficie,  le spatole  e i limicoli, come il piro-piro e il piovanello. Telefono:   0564/870198 E-mail:      oasiorbetello@wwf.it