3 nov 2012

Youtube Beppe Grillo e Di Pietro... un destino comune


Beppe Grillo sta chiamando Di Pietro dalla sua parte e ormai si può dire che il gioco è fatto: ora lui, Di Pietro, è il cattivo, ma contro ha il vecchio di partiti ormai in decomposizione, che esistono solo per difendere gli interessi degli aggregati, dei tesserati, mentre i faccendieri temono il libero mercato come il diavolo l'acqua santa.
Ecco che chi propone di farla finita con questa politica che ci costa tantissimo e porta e porterà solo recessione e miseria, sono indicati come i nemici da odiare, isolare, insultare, in perfetto stile tipico del socialismo reale.

XIX. AL CONTE CARLO PEPOLI. di Leopardi


XIX.
AL CONTE CARLO PEPOLI.

      Questo affannoso e travagliato sonno
Che noi vita nomiam, come sopporti,
Pepoli mio? di che speranze il core
Vai sostentando? in che pensieri, in quanto
O gioconde o moleste opre dispensi
L’ozio che ti lasciàr gli avi remoti,
Grave retaggio e faticoso? È tutta,
In ogni umano stato, ozio la vita,
Se quell’oprar, quel procurar che a degno
Obbietto non intende, o che all’intento
Giunger mai non potria, ben si conviene
Ozioso nomar. La schiera industre
Cui franger glebe o curar piante e greggi
Vede l’alba tranquilla e vede il vespro,
Se oziosa dirai, da che sua vita
È per campar la vita, e per se sola
La vita all’uom non ha pregio nessuno,
Dritto e vero dirai. Le notti e i giorni
Tragge in ozio il nocchiero; ozio il perenne
Sudar nelle officine, ozio le vegghie
Son de’ guerrieri e il perigliar nell’armi;
E il mercatante avaro in ozio vive:
Che non a se, non ad altrui, la bella
Felicità, cui solo agogna e cerca
La natura mortal, veruno acquista
Per cura o per sudor, vegghia o periglio.
Pure all’aspro desire onde i mortali
Già sempre infin dal dì che il mondo nacque
D’esser beati sospiraro indarno,
Di medicina in loco apparecchiate
Nella vita infelice avea natura
Necessità diverse, a cui non senza
Opra e pensier si provvedesse, e pieno,
Poi che lieto non può, corresse il giorno
All’umana famiglia; onde agitato
E confuso il desio, men loco avesse
Al travagliarne il cor. Così de’ bruti
La progenie infinita, a cui pur solo,
Nè men vano che a noi, vive nel petto
Desio d’esser beati; a quello intenta
Che a lor vita è mestier, di noi men tristo
Condur si scopre e men gravoso il tempo,
Nè la lentezza accagionar dell’ore.
Ma noi, che il viver nostro all’altrui mano
Provveder commettiamo, una più grave
Necessità, cui provveder non puote
Altri che noi, già senza tedio e pena
Non adempiam: necessitate, io dico,
Di consumar la vita: improba, invitta
Necessità, cui non tesoro accolto,
Non di greggi dovizia, o pingui campi,
Non aula puote e non purpureo manto
Sottrar l’umana prole. Or s’altri, a sdegno
I vóti anni prendendo, e la superna
Luce odiando, l’omicida mano,
I tardi fati a prevenir condotto,
In se stesso non torce; al duro morso
Della brama insanabile che invano
Felicità richiede, esso da tutti
Lati cercando, mille inefficaci
Medicine procaccia, onde quell’una
Cui natura apprestò, mal si compensa.
       Lui delle vesti e delle chiome il culto
E degli atti e dei passi, e i vani studi
Di cocchi e di cavalli, e le frequenti
Sale, e le piazze romorose, e gli orti,
Lui giochi e cene e invidiate danze
Tengon la notte e il giorno; a lui dal labbro
Mai non si parte il riso; ahi, ma nel petto,
Nell’imo petto, grave, salda, immota
Come colonna adamantina, siede
Noia immortale, incontro a cui non puote
Vigor di giovanezza, e non la crolla
Dolce parola di rosato labbro,
E non lo sguardo tenero, tremante,
Di due nere pupille, il caro sguardo,
La più degna del ciel cosa mortale.
       Altri, quasi a fuggir volto la trista
Umana sorte, in cangiar terre e climi
L’età spendendo, e mari e poggi errando,
Tutto l’orbe trascorre, ogni confine
Degli spazi che all’uom negl’infiniti
Campi del tutto la natura aperse,
Peregrinando aggiunge. Ahi ahi, s’asside
Su l’alte prue la negra cura, e sotto
Ogni clima, ogni ciel, si chiama indarno
Felicità, vive tristezza e regna.
       Havvi chi le crudeli opre di marte
Si elegge a passar l’ore, e nel fraterno
Sangue la man tinge per ozio; ed havvi
Chi d’altrui danni si conforta, e pensa
Con far misero altrui far se men tristo,
Sì che nocendo usar procaccia il tempo.
E chi virtute o sapienza ed arti
Perseguitando; e chi la propria gente
Conculcando e l’estrane, o di remoti
Lidi turbando la quiete antica
Col mercatar, con l’armi, e con le frodi,
La destinata sua vita consuma.
       Te più mite desio, cura più dolce
Regge nel fior di gioventù, nel bello
April degli anni, altrui giocondo e primo
Dono del ciel, ma grave, amaro, infesto
A chi patria non ha. Te punge e move
Studio de’ carmi e di ritrar parlando
Il bel che raro e scarso e fuggitivo
Appar nel mondo, e quel che più benigna
Di natura e del ciel, fecondamente
A noi la vaga fantasia produce
E il nostro proprio error. Ben mille volte
Fortunato colui che la caduca
Virtù del caro immaginar non perde
Per volger d’anni; a cui serbare eterna
La gioventù del cor diedero i fati;
Che nella ferma e nella stanca etade,
Così come solea nell’età verde,
In suo chiuso pensier natura abbella,
Morte, deserto avviva. A te conceda
Tanta ventura il ciel; ti faccia un tempo
La favilla che il petto oggi ti scalda,
Di poesia canuto amante. Io tutti
Della prima stagione i dolci inganni
Mancar già sento, e dileguar dagli occhi
Le dilettose immagini, che tanto
Amai, che sempre infino all’ora estrema
Mi fieno, a ricordar, bramate e piante.
Or quando al tutto irrigidito e freddo
Questo petto sarà, nè degli aprichi
Campi il sereno e solitario riso,
Nè degli augelli mattutini il canto
Di primavera, nè per colli e piagge
Sotto limpido ciel tacita luna
Commoverammi il cor; quando mi fia
Ogni beltate o di natura o d’arte,
Fatta inanime e muta; ogni alto senso,
Ogni tenero affetto, ignoto e strano;
Del mio solo conforto allor mendico,
Altri studi men dolci, in ch’io riponga
L’ingrato avanzo della ferrea vita,
Eleggerò. L’acerbo vero, i ciechi
Destini investigar delle mortali
E dell’eterne cose; a che prodotta,
A che d’affanni e di miserie carca
L’umana stirpe; a quale ultimo intento
Lei spinga il fato e la natura; a cui
Tanto nostro dolor diletti o giovi;
Con quali ordini e leggi a che si volva
Questo arcano universo; il qual di lode
Colmano i saggi, io d’ammirar son pago.
       In questo specolar gli ozi traendo
Verrò: che conosciuto, ancor che tristo,
Ha suoi diletti il vero. E se del vero
Ragionando talor, fieno alle genti
O mal grati i miei detti o non intesi,
Non mi dorrò, che già del tutto il vago
Desio di gloria antico in me fia spento:
Vana Diva non pur, ma di fortuna
E del fato e d’amor, Diva più cieca.

 

Resistono alla crisi . immigrati riescono perché.....


Gli immigrati riescono a sopravvivere alla crisi perché loro non devono subire i controlli degli italiani: la notizia, ovvero la fregnaccia raccontata dalla solita stampa statale che ci dà le informazioni tagliate, censurate.
Così loro sono più bravi degli italiani, ma è anche vero che loro non subiscono le imposizioni e i controlli degli italiani: se si andasse a fare una verifica tra i cinesi scopriremmo di tutto di più.

Federica . la ragazza del lago di Bracciano... servono accertamenti per la causa della morte

Per Federica servono certezze e quindi occorrono le analisi, anche tossicologiche, che bisognerà attenderle fra mesi.
Le ipotesi sono diverse senza fondamento, tra cui alcune fantasiose, anche perché la finzione e la realtà si confondono: Federica è morta vicino al lago e questo è tipico di molti polizieschi, ma questa però è una tragica, terribile realtà.
Qui la ragazza no è frutto della fantasia di uno scrittore, ma è vera: era una ragazza di 16 anni co sogni e speranze, tutto è finito in riva a un lago e chi ha causato tutto questo deve pagare: non si gioca con la vita e i sogni di nessuno, in particolare di una ragazzina poco pi che una bambina, sperando che sia morta non per omicidio, ma per un tragico errore.

Beppe Grillo e i primi tradimenti... tanto pubblicizzati


Beppe Grillo sa che i grillini non esisterebbero se non ci fosse lui, così alza un po' il tono di voce e pretende un minimo di disciplina.
Ora abbiamo i primi tradimenti, tutto per la questione televisioni, spettacoli della mutua e altro ancora.
Purtroppo era prevedibile e questo movimento è suo, tutto suo: la linea politica la crea lui e guai a contrastarla altrimenti il Movimento 5 Stelle si sfalda.
Poi il richiamo dei partiti è forte e là... si mangia e si mangia tanto e bene...è risaputo.

Governo battuto per equitalia, la politica



Il governo è stato battuto, ma Monti non se ne preoccupa: la maggioranza si sta sfilacciando, ma Monti non se ne preoccupa, Silvio minaccia d far cadere l'esecutivo e poi ritira le parole.
Monti certamente ha delle armi segrete per tener unita la strampalata maggioranza.
Ora la Lega canta vittoria per equitalia umiliata, ma forse sarebbe stato giusto controllare queste società e vedere cosa fanno esattamente, visto gli scandali e le truffe degli ultimi tempi.
Cìè qualcosa che non va e il fisco sta diventando oppressivo con i pi deboli, ma è sempre debole con i forti.

Barack Obama potrebbe vincere le elezioni presidenziali per un pugno di posti di lavoro in più

Barack Obama è i 170 mila posti in più, pochi per una realtà come quella usa, lo fanno ben sperare: il lavoro è un bene prezioso e la ricca America ha bisogno, come noi, di lavoro, che si trova sempre meno.
Da noi poi si è fatta la politica demenziale di dare posti vuoti, salari e non lavoro vero, mentre da loro il lavoro è autentico, ma non hanno i nostri tassi di disoccupazione.
Così il lavoro fa vincere le elezioni: dovremmo imparare anche in Italia, che se si applicasse allo stesso modo i partiti che sostengono il governo Monti dovrebbero sparire, senza un solo voto.

Medvedev: vuole le pussy Riot libere.. poverine


Le ragazze punk Pussy Riot hanno ottenuto la simpatia del primo ministro russo Dmitry Medvedev: la loro colpa è stata quella di aver cantato una canzone contro Putin nella cattedrale di Mosca e per questo sono state condannate a due anni di carcere.
La pena è sicuramente eccessiva, ma il problema sta tutto in questo fatto: le fanciulle hanno violato e dissacrato un luogo sacro e una pena la dovrebbero avere.
Basterebbe un breve periodo di socialmente utili, per esempio o qualche salata multa.
Non facciamo delle martiri delle ragazzine che si sono fatte della stupida pubblicità violando una chiesa, quella ortodossa russa, che ha avuto milioni di morti.

Costi della Politica . il governo rischia ancora e va in minoranza

La popolarità del governo Monti scende e qualche volta va in minoranza, con le opposizioni che premono e il malcontento sale.
La voglia di censura aumenta sempre e il giornalismo, che è sempre più un giornalismo di regime, specialmente da parte di un servizio pubblico che serve i partiti e i suoi segretari, ma non la verità.
Così abbiamo un quasi regime, che porta avanti senza pudore un quasi regime, che è quanto meno disgustoso.
Si attaccano le persone, viste come i nemici del popolo e non le idee, non hanno armi culturali per combattere esse, come ai tempi di Stalin.
C'è chi è uscito da questa scuola squallida.e non ha mai tradito le sue origini.

Giovanni . Cap. 3 Colloquio con Nicodemo

Cap. 3

Colloquio con Nicodemo

 1  C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.  2  Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».  3  Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».  4  Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».  5  Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.  6  Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.  7  Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.  8  Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».  9  Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».  10  Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?  11  In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.  12  Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?  13  Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.  14  E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,  15  perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
 16  Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.  17  Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.  18  Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.  19  E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.  20  Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.  21  Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appa