16 ago 2012

News cristianesimo e fedi religiose. Sono l'oppio dei popoli?



Secondo Marx la religione è l'oppio dei popoli: è il nemico di una leale e onesta vita terrena, senza ingiustizie.
Non ritenendo veritiera tale affermazione: la vita religiosa va oltre la dimensione terrena, ma cerca di dare risposte alle domande esistenziali.
Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?
Sicuramente cercare una risposta è compito della sfera spirituale: ogni cultura ha dato le sue verità.
Prima c'erano solo le religioni naturali, senza un fondatore, poi nacquero le religioni rivelate: la Buddista, l' Ebraica, la Cristiana, l'Islamica.
Una questione così importante, come la faccenda dell'inizio e della fine della vita, non poteva sicuramente essere lasciata in balia dei singoli: così ci furono le religioni organizzate, con gerarchie e centri di potere, che poi finirono per inglobare interessi materiali, di casta, con privilegi.
La fragilità fa parte della natura umana, ma certamente ci sono fedi e fedi: qualcuna è proprio molto umana, legata ad interessi contingenti, altre sono solo contaminate con le cose del mondo.
Le religioni che opprimono i popoli sono veramente degli oppiacei, altre invece liberano dalla schiavitù, anzi dalle schiavitù.
Ciò che è umano cadrà, ciò che è divino vivrà in eterno.
Quale è la religione vera?
E' una sola, nessuna, o sono tutte come vogliono le nuove mode sincretiste.
Io oso dire che il vento divino lo possiede solo chi ha al suo interno parole che non possono cadere come foglie secche: "Tutto passa, ma le mie parole non passeranno mai."

Giornali, quotidiani, informazione poco libera



C'è in corso la guerra delle informazioni: dati e argomenti, gusti e preferenze, anche banali, sono spiati, cercati, analizzati In questa era chi controlla le informazioni, le banche dati detiene il potere.
La legge sulla privacy è purtroppo difficilmente applicabile: è troppo importante la posta in gioco e sapere, capire e agire sulla vita delle persone è troppo allettante.
Si va dalla gestione della pubblicità mirata sino al controllo degli uomini che contano: politici, ricchi imprenditori sono sicuramente facile vittime di queste realtà.
Pure i cittadini comuni possono subire il "grande fratello" che potrebbe monitorare tutti: non è tanto lo scenario di un futuro fantascientifico, futuribile, ma pure un fatto tragico che ci riguarda tutti già oggi.
Più gruppi di potere potrebbero iniziare a farsi guerra con dati raccolti illegalmente: corrente politiche hanno già iniziato a scontrarsi, a minacciarsi, e gridare vendetta.
In guerra e in amore tutto è lecito: ci si può scandalizzare e strappare le vesti se a spiare sono gli altri, poi la tentazione è forte per tutti.
Guardare nelle carte, nella vita privata, nelle finanze degli avversari è troppo stuzzicante: non rimane che sperare "nell'onestà" degli spioni e facciano uscire allo scoperto tutto il marcio del Bel Paese, non solo veleni e calunnie.

Politica italiana - la casta è la causa della crisi



Quanto è inadeguata la classe politica italiana alla situazione attuale?
Una componente non si è ancora accorta che il muro di Berlino sia caduto, altri non hanno scordato il "glorioso" passato coloniale, c'è un regionalismo esasperato, un po' di terzomondismo e di anti-americanismo come quello dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Chi capisce cosa sta capitando?
E' difficilissimo prevedere il futuro: nessuno si era immaginato una fine così rapida ed indolore dei regimi comunisti.
Pure la situazione attuale, con gli sviluppi prossimi inquietanti,
sicuramente avrà delle svolte imprevedibili: io non mi possono immaginare un avvenire con donne velate e guerre sante contro gli infedeli.
L'attrazione di manodopera a basso costo prima poi avrà la sua fase di calo e probabilmente anche il suo periodo di rientro a casa di chi non troverà
altri spazi.
Il dramma è che queste migrazioni, nonostante gli intenti e i propositi pre
elettorale, non sono contenute né guidate, ma solo subite: il mercato stabilisce quanti ne potranno entrare, più di tanti disperati il lavoro nero o precario non potrà assorbire.
Pure per quanto riguarda la programmazione economica, per la politica estera, pare di essere ancora negli anni '50: gli scontri ideologici spesso non hanno più un fondamento reale, ma proseguono: comunista e fascista da noi, forse siamo gli ultimi al mondo, hanno un significato politico al presente.
Infine c' il professionista del blaterare, riformista, liberista, liberale, con i nuovi arrivati, post sessantottini un po' alterati da qualche "sostanza" leggera.
Non ci rimane che sperare in Dio: l'anacronismo dei nostri dirigenti politici è una delle cause della stagnazione sociale, culturale, economica dell'Italia.

Crisi economica - Il futuro è nero?



Il futuro è nero?
La sensazione non è buona: siamo verso un declino economico, o quanto meno una crescita affannosa, l’ordine pubblico è vicino al collasso, o così pare dalla sensazione generale, quasi epidermica.
Io sono uno di quei padri che hanno paura: temono per ciò capiterà.
Non è solo una questione economica, anzi è l’ultima delle paure: il degrado sociale e culturale, l’abbassarsi dell’interesse verso il sociale, il perdersi di identità popolari radicatesi nei secoli spaventa molto.
Il popolo italiano ha subito molto, ma si è sempre rialzato: aveva al suo interno degli anticorpi potenti contro tutti gli assalti interni o esterni.
Oggi quella saggezza, quella filosofia elementare, essenziale, pare morta: esistevano tanti borghi e non c’erano periferie degradate.
C’era un senso del gruppo di appartenenza, una lealtà e una difesa di gruppo a tutti i problemi, spesso gravissimi del passato.
Oggi si affoga in un bicchiere d’acqua: gli strumenti e i mezzi economici per superare tutte le crisi attuali ci sono, manca solo il popolo, quello verace e coraggioso, intelligente con i piedi per terra.

news - Beppe Grillo - la stampa, i giornalisti e i diritti costituzionali





I giornalisti si difendono come categoria, come i farmacisti, i dentisti, i venditore di biancheria intima, i notai, i macellai, i salumieri.
I giornalisti si offendono: scende in campo il presidente dell'Ordine, niente popò di meno... (popò?) e difende la nobile categoria con un “guai”, così pare di capire, contro Grillo.
Grillo non osi insultare i giornalisti, ma i signori giornalisti lo fanno: sono spesso sono pure dei bravi pennivendoli, termine presente nel dizionario utilizzato per definire certi “signori giornalisti”.
Eppure la categoria è nota per campagne di stampa calunniatorie, in massa, contro questo o quello, atto illegale e contrario all'etica della categoria, sempre nobile e di valore.
Il presidente dell'Ordine non si è mai accorto di nulla?
Per caso, dopo i 120 milioni di euro del governo, non si sono scatenati contro Grillo, che li vuole un po' a secco?
Chissà come vanno le cose, comunque “guai” a Grillo e grazie al presidente dell'Ordine che ci ha ricordato che Grillo ha dei diritti costituzionali, non lo si sapeva: se non lo avesse detto il presidente dell'Ordine avremmo creduto di essere in Siria.

Blog - Beppe Grillo - la stampa, i giornalisti e i diritti costituzionali




I giornalisti si difendono come categoria, come i farmacisti, i dentisti, i venditore di biancheria intima, i notai, i macellai, i salumieri.
I giornalisti si offendono: scende in campo il presidente dell'Ordine, niente popò di meno... (popò?) e difende la nobile categoria con un “guai”, così pare di capire, contro Grillo.
Grillo non osi insultare i giornalisti, ma i signori giornalisti lo fanno: sono spesso sono pure dei bravi pennivendoli, termine presente nel dizionario utilizzato per definire certi “signori giornalisti”.
Eppure la categoria è nota per campagne di stampa calunniatorie, in massa, contro questo o quello, atto illegale e contrario all'etica della categoria, sempre nobile e di valore.
Il presidente dell'Ordine non si è mai accorto di nulla?
Per caso, dopo i 120 milioni di euro del governo, non si sono scatenati contro Grillo, che li vuole un po' a secco?
Chissà come vanno le cose, comunque “guai” a Grillo e grazie al presidente dell'Ordine che ci ha ricordato che Grillo ha dei diritti costituzionali, non lo si sapeva: se non lo avesse detto il presidente dell'Ordine avremmo creduto di essere in Siria.

Beppe Grillo - la stampa, i giornalisti e i diritti costituzionali




I giornalisti si difendono come categoria, come i farmacisti, i dentisti, i venditore di biancheria intima, i notai, i macellai, i salumieri.
I giornalisti si offendono: scende in campo il presidente dell'Ordine, niente popò di meno... (popò?) e difende la nobile categoria con un “guai”, così pare di capire, contro Grillo.
Grillo non osi insultare i giornalisti, ma i signori giornalisti lo fanno: sono spesso sono pure dei bravi pennivendoli, termine presente nel dizionario utilizzato per definire certi “signori giornalisti”.
Eppure la categoria è nota per campagne di stampa calunniatorie, in massa, contro questo o quello, atto illegale e contrario all'etica della categoria, sempre nobile e di valore.
Il presidente dell'Ordine non si è mai accorto di nulla?
Per caso, dopo i 120 milioni di euro del governo, non si sono scatenati contro Grillo, che li vuole un po' a secco?
Chissà come vanno le cose, comunque “guai” a Grillo e grazie al presidente dell'Ordine che ci ha ricordato che Grillo ha dei diritti costituzionali, non lo si sapeva: se non lo avesse detto il presidente dell'Ordine avremmo creduto di essere in Siria.

Destra e sinistra - la politica opposta e uguale italiana, confusa e ambigua



Io appartengo a quella generazione che era convinta di avere le idee chiare: credeva di sapere quello che voleva, immaginava un futuro splendido, senza problemi umani e psicologici.
Tutto sarebbe stato facile, limpido, logico ed efficiente.
Le macroscopiche ingiustizie sarebbero rimaste sui libri di storia: chiunque, se lo avesse voluto, avrebbe ottenuto, con un po’ di impegno, ciò che ambiva.
Non ci sarebbero stati più privilegi, soprusi, abusi.
Abbiamo certamente pagato per questo “peccato di presunzione”: qualcuno si è adattato prontamente alla realtà e ha scalato qualche vetta professionale, in tanti siamo rimasti al piano terra, per colpa della nostra ingenuità e onestà.
Di una cosa però eravamo certi: sapevamo esattamente cosa significava essere di sinistra o di destra: la destra difendeva l’ordine, lo sviluppo economico, la tradizione, la sinistra i diritti dei lavoratori, delle donne, era accanto alle lotte per il progresso.
Oggi tutto ciò non è chiaro: si diceva che ogni cosa aveva una sua collocazione.
Gli abiti, le auto, la minestra e il minestrone erano schierati: un modello, uno stile, un gusto era di sinistra o di destra a secondo dei casi.
La difesa dell’emancipazione delle donne era tipico di quale schieramento?
Di quello di sinistra, sicuramente.
Delle mussulmane chi si preoccupa oggi?
Sorpresa! E' la destra che ne difende i diritti elementari.
E’ Proprio vero: non ci sono più certezze.

Lavoro, raccomandazioni, raccomandati, fannulloni e mammoni italiani



Il cattivo costume tutto italiano di favorire gli amici, i parenti, nel pubblico impiego, nelle relative carriere professionali è sempre presente: ci si tramanda, da padre in figlio attività professionali, che mantengono il nome del fondatore, magari vissuto cento anni fa.
Questa abitudine è ormai così consolidata da non costituire una sorpresa: pare ovvio.
Invece, secondo i "sacri" principi del liberalismo, tutto deve essere rimesso in discussione dall'impegno, dal lavoro, dalla fatica e dal merito.
L'Italia è una nazione di mammoni, con tante mamme sempre pronte ad inseguire i figli di tutte le età, con la maglia di lana, perché non si buschino un raffreddore.
Figuriamoci se si può far stancare i "marmocchi" a scuola, o "sfiancarli" con impegni stressanti.
Si è poi giovani una volta sola e le mamme, talvolta pure i papà, assecondano le scappatelle dei figli un po' lazzaroni: a impegnarsi c'è sempre tempo.
Così, talvolta, perfetti imbecilli si prendono i posti di comando, spesso dopo i quarant'anni e diventano la classe dirigente d'Italia.
Perché ci stupiamo se ditte floride, sino a poco tempo fa, falliscono, se certi personaggi, che paiono degli inetti, dirigono, guidano, impongono.
Una selezione avviene, prima o poi, ma in quel caso c'è sempre il gran calderone del pubblico impiego: lì non si va tanto per il sottile, intelligenti o stupidi, capaci o cretini, sono trattati tutti allo stesso modo.
Anzi spesso esser scemi serve a far carriera: si sa, gli allocchi servono sempre.

Europa cristiana - la cultura e l'anima di un continente



L’elemento cristiano è una componente fondamentale della cultura europea: questo è un fatto riconosciuto da tutti, anche se poco preso in considerazione.
Il Cristianesimo fu il collante principale che permise di creare quella dimensione culturale e geografica che è l’Europa.
Esiste una componente orientale ed Ortodossa e una componente 
Occidentale, Cattolica e Riformata, ma tutte le zone di influenza, che in passato hanno visto conflitti sanguinosi, si sono ben amalgamate e quasi totalmente rappacificate, mantenendo le proprie peculiarità.
Ora pare che il collante Cristianesimo stia perdendo la sua forza originale: la secolarizzazione, l’indifferenza, il sincretismo, il laicismo estremo, il settarismo fanatico stanno uccidendo l’anima cristiana.
Il Cristianesimo può vivere senza Europa e senza la sua cultura?
Sicuramente! Già altri popoli proprio nei secoli di maggior crisi per la bianca Europa, si sono avvicinati a Cristo: si prospetta un futuro “felice”
per le chiese americane, africane e anche quelle asiatiche.
Il problema è un altro.
L’Europa senza Cristianesimo potrà esistere?
Forse come espressione geografica, ma non come una terra libera, coraggiosa, né con un forte senso dell’uguaglianza e della razionalità, né con lo spirito critico della scienza.
Sì, il messaggio di Cristo, con la sua croce, follia per le genti e scandalo per i Giudei, ha in sé la forza del dubbio che muove le montagne, indirizza la storia e illumina i popoli.
Con cosa? Con la forza del dono gratuito dato a tutti, della generosità
come energia creatrice dell’Universo.