01 mag 2017

#Immigrazione e #crisi #economica, il rapporto è stretto

Il costo dell'immigrazione  è  tutto sui più  poveri italiani, che non sono i preti, i sindacalisti e i padroni, ma gente che ha lavorato  un'intera esistenza e si trova la pensione minima.
Sono giovani senza agganci politici, senza un paparino  ministro del lavoro, che gli fa avere il contributo da giornalista, 150 mila euro, per un sito pubblicato sull'Web.
A pagare sono i miseri, che si vedono soffiare la casa popolare, costruite grazie alle tasse versate da padri e dai nonni.
L'assistenza sanitaria è sempre peggiore e i pochi posti, con liste di attesa di mesi e anche più  di un anno, non a pagamento, sono in concorrenza con loro, i migranti.
Ci costano miliardi, per quella operazione detta dell'accoglienza e svolgono lavori in nero, che portano vantaggi solo ai loro padroni: le cooperative li sfruttano e gli italiani restano senza lavoro o in condizioni sempre peggiori, con meno salario, per lavori malsani senza protezione, sempre per la concorrenza disperata degli immigranti.
Invece i poveri italiani, disoccupati o precari, sono insultati, disprezzati dai soliti luridi individui della casta, dai pennivendoli e dai preti, perché  non accettano i lavori, nei campi o sulle impalcature, per un euro all'ora o perché non si fanno più  figli.
Che il diavolo se li porti tutti.